Pensioni: assegni più alti per chi riceve meno di 2mila euro

Pensioni: assegni più alti per chi riceve meno di 2mila euro

15 Ottobre 2019

di Redazione L'inserto

La prossima legge di Bilancio dovrebbe contenere uno sblocco della rivalutazione delle pensioni che vanno dai 1.522 ai 2.029 euro. I pensionati che percepiscono questa cifra dovrebbero vedere aumentare leggermente i loro assegni previdenziali: fino a oggi il loro aumento è stato del 97%, dal 2020 potrebbe diventare del 100%

Il lavoro dei Sindacati

La promessa è stata strappata dai sindacati durante il tavolo al ministero dell’Economia: il governo sbloccherà la rivalutazione delle pensioni per le cifre che vanno da tre a cinque volte il minimo. E l’indicizzazione diventerà piena. Quindi i pensionati che percepiscono tra i 1.522 e 2.029 euro vedranno leggermente aumentare il loro assegno previdenziale mensile. Parliamo di cifre senza dubbio molto basse.

Lo scontro nel governo su pensioni e quota 100

Su quota 100 il dibattito rimane acceso, con lo scontro tra Italia Viva e Movimento 5 Stelle che non si placa. I renziani vogliano l’abolizione dell’anticipo pensionistico, i 5 Stelle sono fortemente contrari. Potrebbero, però, cambiare le finestre d’uscita, slittando di tre mesi sia per il settore pubblico che per il privato. In ogni caso la rivalutazione delle pensioni pari a tre, quattro e cinque volte il minimo sembra cosa quasi fatta. Come evidenziato ieri da Carmelo Barbagallo, leader della Uil, dopo l’incontro al Mef: “C’è un impegno sull’indicizzazione delle pensioni, portando dal 97% al 100% di rivalutazione lo scaglione fino a duemila euro”.

Come funziona la rivalutazione delle pensioni oggi

La legge di Bilancio del 2018, varata dal primo governo Conte (formato da M5s e Lega) ha previsto un parziale blocco degli aumenti delle pensioni. Il ricalcolo partiva dai 1.522 euro mensili di assegno, ovvero tre volte il minimo. Fino a quella soglia la rivalutazione era del 100%, poi scendeva gradualmente fino a diventare – sopra i 4.500 euro – solamente del 40%. Il mancato aumento (al 100%) riguarda 5,6 milioni di pensionati, una cifra destinata a scendere se verrà mantenuto l’impegno da parte del governo. L’impatto, finora, è stato relativamente basso su molti pensionati, ma più importante su altri che hanno ‘perso’ fino a cento euro. Peraltro lo stop all’aumento pieno è stato applicato solo da aprile, quindi i pensionati hanno dovuto restituire la cifra relativa ai primi tre mesi con l’assegno di giugno, arrivato dunque più leggero del solito.

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