Pestato, muore in ospedale dopo cinque giorni: donati gli organi

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2 mesi fa - 22 Luglio 2021

Pestato, muore in ospedale dopo cinque giorni: donati gli organi. E’ morta ieri pomeriggio a Palermo la vittima di una feroce aggressione in viale Picciotti, la notte del 16 luglio.

Neculai Lamba, romeno di 54 anni, era ricoverato in rianimazione al Civico, nel capoluogo siciliano. La figlia ha autorizzato ieri sera la donazione degli organi del padre, dopo il nulla osta della procura che ha aperto un fascicolo per omicidio.

Il magistrato ha autorizzato oggi l’espianto solo degli organi non rilevanti ai fini dell’indagine. Tra l’altro, i trapianti sono stati già eseguiti. Per sabato, poi, è stata disposta l’autopsia.

Sul caso indagano i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di piazza Verdi che stanno cercando di rintracciare gli aggressori che, secondo quanto si apprende, potrebbero essere due.

Tabulati telefonici

Nel punto dove è avvenuto il pestaggio non ci sono telecamere di sorveglianza e gli inquirenti si stanno concentrando sui tabulati telefonici per ricostruire gli ultimi contatti della vittima.

Sul luogo dell’aggressione ci sarebbero anche tracce di sangue diverse da quella della vittima, per cui i carabinieri stanno passando al setaccio eventuali accessi ai pronto soccorso di tutti gli ospedali palermitani.

Neculai Lamba è stato colpito violentemente alla testa con un pesante oggetto appuntito che gli ha procurato un foro simile a quello prodotto da un’arma da fuoco.

Oltre alla grave ferita alla testa, che gli ha provocato una vasta emorragia celebrale, l’uomo è colpito violentemente al torace tanto da subire una lesione ai polmoni che non è stato possibile espiantare per la donazione.

Violenza donne in Sicilia, tre casi e tragedia sfiorata

Dalle minacce di morte alla moglie per mezzo di una ‘katana’ giapponese a un accendino che per fortuna non funziona evitando così che un uomo dia fuoco alla compagna che aveva cosparso di benzina, fino a un marito che picchia la moglie mentre sconta i domiciliari. Non si arrestano gli episodi di violenza sulle donne in Sicilia.

Solamente stamani sono tre i casi tra Catania, Acireale e Caltanissetta. Due quelli più gravi. A Caltanissetta un disoccupato di 47 anni è denunciato per minaccia aggravata e porto di armi o oggetti atti ad offendere dalla Polizia di Stato perché al culmine dell’ennesima lite aveva minacciato la moglie di morte.

“Se ti becco fuori di casa, ti ammazzo; ti uccido con la mia katana” le aveva detto e gli agenti lo hanno trovato in possesso di tre spade e della katana della quale parlava.
A Catania un uomo di 48 anni è arrestato dopo che ha tentato di dare fuoco all’ex convivente che lo aveva lasciato.

L’uomo, considerato appartenente ad una famiglia mafiosa di Catania e già arrestato e condannato in passato per reati di mafia, è accusato anche di aver tenuto una condotta persecutoria nei confronti dei familiari.

Era uscito di prigione nel 2018 e una volta tornato a casa non aveva accettato la decisione della compagna di chiudere la relazione. La donna più volte avrebbe subito l’ira dell’ex compagno, temendo ripercussioni per i due figli di 19 e 21 anni.

Voleva darle fuoco

Lo scorso 1 luglio è anche picchiata, ma non lo ha denunciato. Poi il tentativo di darle fuoco, fortunatamente non riuscito, e il nuovo arresto. Ad Acireale (Catania) un sudamericano di 42 anni agli arresti domiciliari dopo una condanna a 9 mesi di reclusione divenuta definitiva nel 2017 per un furto commesso a Siracusa è  arrestato dalla Polizia di Stato.

E rinchiuso in carcere perché più volte ha aggredito, anche fisicamente, la moglie, che in alcune occasioni è dovuta ricorrere alle cure del pronto soccorso. Gli agenti del commissariato di Acireale più volte erano intervenuti nella sua abitazione chiamati dalla donna; ed avevano denunciato l’uomo per maltrattamenti in famiglia, lesioni ed altri reati.

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