Prato: omicidio di via Marini, un arresto
Un 53enne cinese si costituisce in questura: "L'ho ucciso perché mi riprendeva col cellulare mentre usavo droga". La Procura e la Mobile non gli credono
Prato: omicidio di via Marini, un arresto. Un 53enne cinese si costituisce in questura: “L’ho ucciso perché mi riprendeva col cellulare mentre usavo droga”. La Procura e la Mobile non gli credono.
Un delitto maturato in un dormitorio abusivo, un incendio appiccato per coprire le tracce e una confessione che non convince affatto gli inquirenti.
È una matassa aggroviliata e ricca di ombre quella su cui stanno lavorando la Squadra Mobile di Prato e la Procura guidata da Luca Tescaroli dopo l’omicidio consumatosi a metà giornata di ieri in via Marini, all’angolo con via Erbosa, nel cuore del Macrolotto Zero.
La scoperta del cadavere tra le fiamme
L’allarme è scattato poco dopo le 12:00, quando dal civico 61 è iniziato a uscire un denso fumo nero. In pochi istanti, una quindicina di inquilini hanno abbandonato l’edificio in fila indiana; tra loro, testimoni segnalano una donna sotto shock con evidenti ustioni alla testa.
I Vigili del Fuoco, intervenuti d’urgenza insieme alle volanti della Polizia e a una pattuglia dei Carabinieri, hanno fatto la drammatica scoperta una volta arrivati in mansarda: all’interno dell’appartamento giaceva il corpo senza vita di un cittadino cinese.
I rilievi della Scientifica, coordinati dal sostituto procuratore Alessia La Placa, hanno chiarito che l’uomo è stato freddato da due colpi di pistola calibro 7.65 esplosi da una Browning semiautomatica compatta. Il fuoco, pur avendo devastato la stanza, ha solo sfiorato il cadavere.
La confessione e il ritrovamento dell’arma
Nel primo pomeriggio la svolta apparentemente decisiva: un connazionale della vittima, 53 anni, si è presentato spontaneamente in Questura per costituirsi.
Assistito dal proprio difensore, l’uomo ha ammesso di aver sparato perché la vittima continuava a riprenderlo con lo smartphone mentre assumeva sostanze stupefacenti. Ha poi dichiarato di aver cercato di cancellare le prove dando fuoco ad alcuni bagagli nella stanza.
Grazie alle indicazioni dell’arrestato e all’analisi dei filmati di videosorveglianza della zona, gli agenti hanno recuperato l’arma del delitto, gettata all’interno di una campana per la raccolta del vetro poco distante dalla scena del crimine.
Le ombre sul movente: l’ipotesi del collegamento con via Marx
Nonostante la confessione, la versione fornita dal 53enne presenta troppe incongruenze per gli investigatori. La Procura e la Squadra Mobile sono convinte che il movente sia ben più articolato rispetto a una banale lite per un video sul cellulare.
L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che l’esecuzione di via Marini possa essere collegata a un altro grave fatto di cronaca recente: l’incendio al “Mondo Market” del Soccorso, divampato nella notte tra lunedì e martedì in via Marx.
Nelle prossime ore le indagini si concentreranno sul chiarire le vere ragioni del gesto e sullo svelare la rete di rapporti e possibili ritorsioni dietro i due episodi.