Rally dell’Appennino: auto sulla folla, morti 2 spettatori

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3 settimane fa - 28 Agosto 2021

Rally dell’Appennino: auto sulla folla, morti 2 spettatori. Tremenda tragedia oggi al Rally dell’Appennino reggiano. Due spettatori sono morti a seguito di un incidente che ha coinvolto una delle auto in corsa.

Il mezzo meccanico ha sbandato finendo la sua corsa sulla folla che osservava la gara a bordo strada. Il dramma è avvenuto mentre di disputava la prima prova speciale della giornata di gara del rally.

Lo schianto mortale è avvenuto in località Riversano, territorio comunale di Canossa, in provincia di Reggio Emilia. Erano circa le 9.30 di questa mattina, sabato 28 agosto quando una delle auto in corsa, per cause tutte da accertare, ha sbadato finendo sulla folla.

L’ auto stava partecipando alla gara del quarantunesimo Rally dell’Appennino reggiano.  Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la vettura, una Peugeot 208, stava percorrendo un tratto rettilineo del circuito, quando ha sbandato uscendo dal circuito.

L’impatto  col terrapieno

Secondo quanto ricostruito, la vettura ha impattato su un terrapieno a forte velocità e ha preso letteralmente il volo precipitando su una vicina collinetta dove si era radunato il pubblico.

I due componenti dell’equipaggio sono rimasti illesi mentre per due spettatori purtroppo l’impatto si è rivelato fatale. Inutili per loro i tempestivi soccorsi medici dei sanitari che erano lungo il tracciato.

A causa dell’incidente mortale, ovviamente il rally è stato immediatamente sospeso; mentre sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta. Sul posto sono accorsi polizia locale e carabinieri per ricostruire la dinamica dell’accaduto.

Saman: ci fu una riunione su come ‘farla a pezzi’

Il pomeriggio del 30 aprile nella casa degli Abbas a Novellara ci sarebbe stata una riunione a cui avrebbe partecipato lo zio Danish Hasnain e un altro parente in cui si sarebbe parlato delle modalità con cui far sparire il cadavere di Saman, smembrandolo.

E’ emerso dall’incidente probatorio del fratello minorenne della 18enne, mai ritrovata proprio da quella sera, citato dall’ordinanza del tribunale del Riesame di Bologna. Riferendosi a un partecipante alla riunione, il fratello racconta.

“Ha detto: io faccio piccoli pezzi e se volete porto anch’io a Guastalla, buttiamo là, perché così non va bene”. A giudizio de Tribunale del Riesame il movente dell’omicidio della giovane “affonda in una temibile sinergia tra i precetti religiosi e i dettami della tradizione locale, che arrivano a vincolare i membri del clan ad una rozza, cieca e assolutamente acritica osservanza pure della direttiva del femminicidio”.

D’altronde, è evidenziato, dalle dichiarazioni fatte dal cugino della 18enne , Ikram Ijaz, “non è emerso il benché minimo senso di commozione per la terribile sorte della povera giovane che pure è una sua parente.

Il benché minimo rimprovero per chi un tale gesto” ha compiuto, né il minimo dubbio “sulla correttezza etica di quei dettami della tradizione in ossequio ai quali l’omicidio è stato commesso”.

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