Roby Facchinetti ricorda D’Orazio: “Abbandonato in ospedale”

di redazione
2 mesi fa
6 Dicembre 2020

Roby Facchinetti ricorda D’Orazio: “Abbandonato in ospedale”. È passato un mese dalla morte di Stefano D’Orazio, batterista dei Pooh, autore di tanti testi cantati da Roby Facchinetti, scomparso a causa di complicazioni da Covid-19.

Proprio quel virus che aveva contribuito, nel suo piccolo, a combattere grazie alla raccolta fondi di “Rinascerò, rinascerai”. Brano scritto assieme a Facchinetti, che aveva ottenuto oltre 15 milioni di visualizzazioni e i cui proventi erano andati all’ospedale di Bergamo.

Eppure, mesi dopo, D’Orazio non ce l’ha fatta a riprendersi dalla positività, e il dolore più grande, racconta Facchinetti a Fanpage.it è che l’amico è scomparso solo e che neanche i suoi cari hanno potuto dargli un degno ultimo saluto.

Ciao Roby, chiederti come stai immagino sia stupido a così poco dalla scomparsa di Stefano D’Orazio

La morte di Stefano è un colpo durissimo per tutti, poi figurati io l’ho vissuto fino a pochissime ore prima che venisse ricoverato. In questi anni abbiamo fatto progetti musicali, scritto l’opera Parsifal. Abbiamo fatto “Rinascerò rinascerai”, altri tre inediti. Per cui la sua presenza era talmente forte che è chiaro che non ci si abitua al fatto che non ci sia più, non è facile.

Hai sempre sottolineato il vostro rapporto, leggendo anche il testo di Invisibili, poi, ci sono temi che poi sono diventati, ahinoi, molto attuali.

Ci sono proprio delle premonizioni quasi, inconsapevoli ovviamente: pensa alla frase “Giurami che te ne andrai dopo di me”.

Penso anche a “Vecchie fotografie appese a muri da reimbiancare, di quegli amici che non ci son più”. Non so se quando l’ha scritta fosse riferita a Negrini.

No, no, era più in generale, quel brano è un quadro perfetto della vita di due che hanno avuto la fortuna di invecchiare insieme, perché già questa è una grande fortuna. Una coppia, i compagni della vita lo sono ancora di più quando sono sposati.

In più sono lontani dai figli, casomai, ma invecchiare insieme è una grande fortuna. Solo che, sai, oggi questo è diventato un problema sociale vero, perché ci sono parecchi anziani che sono abbandonati dai propri figli, una cosa imperdonabile.

Spesso siamo abituati a testi che non possono raccontare troppo il dolore, quello di Invisibili invece è molto tosto. Si parla non solo di vecchiaia e tempo che passa, ma fa capolino anche la morte, appunto.

Non è un’idea come altre, parla di un vero problema sociale e poi adesso tu pensi a questo maledetto virus che colpisce in modo particolare persone anziane. Alcune addirittura sole, abbandonate nelle case di cura.

Invece i nonni sono veramente un patrimonio importante, spesso sono i migliori genitori del mondo. Molto diversi rispetto a quelli delle generazioni passate, sono una risorsa. E anche questo è una cosa che penso sia veramente importante, e invece tendiamo a renderli, appunto, invisibili.

Ma c’è poca attenzione anche da parte delle Istituzioni per questa generazione. Stefano ha avuto questa idea, una cosa che fa parte del suo modo di essere. Della sua generosità, perché è un atto di generosità avere la sensibilità di parlare di questo problema sociale.

Tu ricordi come nacque l’idea della canzone?

Guarda, abbiamo quasi sempre lavorato così, solitamente nasce prima la musica, poi il testo: io ho scritto questa melodia e questa armonia che ho girato a Stefano.

E poi nel giro di poco più di un giorno, visto che le cose gli venivano d’istinto, mi ha girato il testo. Successe anche con “Rinascerò, rinascerai”.

Mi chiamò e mi lesse al telefono il testo e ci siamo emozionati entrambi. Lui nel leggerlo e io nell’ascoltare questo testo vero, sentito, trattato con grande poesia e sensibilità. Quando poi l’ho cantata puoi immaginare l’emozione. Mi si chiudeva la gola, pensando a questo mondo, al loro mondo, ci sono frasi emozionanti.

Per leggere l’intervista integrale a Roby Facchinetti sui suoi ricordi,  sulle sue emozioni, dei suoi sentimenti, sulla magnifica carriera di Stefano D’orazio clicca qui