Roma, muore in carcere a 21 anni, riaperte le indagini

Un giovane di soli 21 anni è morto in carcere dopo un terribile giorno di agonia

26 Gennaio 2024

Roma, muore in carcere a 21 anni, riaperte le indagini

Roma, muore in carcere a 21 anni, riaperte le indagini. La Procura di Roma aveva chiesto l’archiviazione ma la madre della vittima ha chiesto e ottenuto un approfondimento degli accertamenti.

Un giovane di soli 21 anni è morto in carcere dopo un terribile giorno di agonia, lasciando la madre disperata e in cerca di giustizia.

La vicenda risale al 13 dicembre 2021, quando I. C., entrato nel carcere di Regina Coeli da appena tre mesi, è ritrovato senza vita nella sua cella, nonostante fosse in uno stato di torpore e semi-incoscienza già dalla mattina precedente.

Questo ha destato preoccupazione tra i suoi compagni di cella. L’autopsia ha rivelato che il decesso è stato causato da una grave compromissione della funzione respiratoria, dovuta alla combinazione sinergica tra i farmaci prescritti dai medici del carcere e una sostanza stupefacente, illegalmente introdotta all’interno dell’istituzione penitenziaria e poi ceduta al giovane detenuto.

La madre del ragazzo ha dimostrato tenacia e fermezza nella lotta per far luce su questa tragedia, riuscendo a far riaprire le indagini sulla morte del figlio.

La parola ora passa ai giudici

La Procura di Roma ha condotto un’indagine a carico di ignoti per cercare di individuare i responsabili della tragica vicenda. Dopo una lunga valutazione, il pm ha chiesto l’archiviazione del caso.

Ora, la parola passa ai giudici, che dovranno esaminare attentamente tutte le prove per stabilire se ci sono responsabilità legali riguardo alla morte del giovane detenuto.

La madre del giovane defunto, residente a Veroli, ha espresso la propria determinazione nel rivendicare la verità sul decesso del figlio.

Attraverso il patrocinio legale dell’avvocato Marilena Colagiacomo, ha posto in rilievo gli obblighi incombenti sul personale medico, paramedico e della polizia penitenziaria, i quali avrebbero dovuto vigilare costantemente sulle condizioni di salute del detenuto e adottare prontamente le misure necessarie per prevenire o sanare tempestivamente le circostanze che hanno condotto alla tragica morte del ventenne.

Il giudice per le indagini preliminari, respingendo la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, ha ordinato la prosecuzione delle indagini al fine di accertare eventuali responsabilità penali conseguenti all’omessa sorveglianza e vigilanza del personale medico, paramedico e della polizia penitenziaria del carcere.

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Redazione

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