Sesso in chat con minorenne: arrestati la madre e un prete

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2 mesi fa - 3 Agosto 2021

Sesso in chat con minorenne: arrestati la madre e un prete. Prostituzione minorile. È questa la pesantissima accusa rivolta a un sacerdote di 63 anni e a una donna di 51.

Quest’ultima, stando a quanto accertato da un’indagine coordinata dalla Procura di Palermo, avrebbe fatto in modo che il figlio minorenne – previo pagamento di una somma di denaro – si collegasse in videochat per compiere atti sessuali col prete e inviargli foto e filmati espliciti.

Il parroco esercita il ministero in provincia di Perugia, ma è originario della Sicilia e si trova ora nel carcere di Spoleto, in Umbria. La donna è, invece, sottoposta agli arresti domiciliari a Termini Imerese.

Svariate videochiamate

Secondo quanto accertato dagli investigatori, coordinati dalla Procura di Palermo, le videochiamate a sfondo sessuale sarebbero svariate e avrebbero visto il coinvolgimento anche di altri bambini o ragazzini.

Una di queste storie riguarda proprio la donna di 51 anni che, in alcune occasioni, avrebbe anche accettato del denaro per permettere che il figlio incontrasse, seppure a distanza e dietro uno schermo, il sacerdote che risiede in Umbria.

Tanti i dettagli da ricostruire ma i carabinieri della compagnia di Termini Imerese e gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulla vicenda. Non è chiaro, tra le altre cose, a quale periodo si riferiscano le indagini.

Inoltre, chi abbia denunciato per primo questa incredibile storia, quanto vasta sia l’inchiesta, che rapporto ci fosse tra la donna e l’uomo di chiesa e come si siano conosciuti.

Furti di auto e moto nel Palermitano, 7 arresti

La base operativa era il quartiere Brancaccio. Da qui i componenti di una banda sarebbero partiti per rubare auto e moto in mezza provincia di Palermo. I carabinieri della compagnia di Misilmeri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare.

L’ordinanza è emessa dal gip di Termini Imerese nei confronti di 10 palermitani accusati a vario titolo di associazione per delinquere per commettere furti, rapine, ricettazione, riciclaggio ed estorsione con il metodo del cavallo di ritorno.

Due sono finiti in carcere, cinque ai domiciliari e tre hanno l’obbligo di presentazione alla Pg. Le indagini dell’operazione si sono sviluppate tra febbraio e luglio del 2019. Obiettivo principale della banda era il furto di auto, motocicli, ciclomotori che erano poi utilizzati per furti o rapine.

Alcuni mezzi venivano smontati per rivenderne i pezzi per ricambi e in altri casi la banda chiedeva soldi per restituire il furgone, l’auto o la moto rubati. La banda utilizzava mezzi rubati per compiere reati.

I componenti dell’organizzazione agivano sempre a volto coperto, con fasciacollo o felpe con cappucci per non essere riconosciuti nei filmati ripresi dai sistemi di videosorveglianza nel territorio.

Sono individuati i vertici e i gregari dell’associazione, che operavano nella provincia di Palermo, e sono stati recuperati numerosi veicoli; che sono restituiti ai proprietari.

Sono accertati oltre 20 episodi di furto commessi nei comuni di Bolognetta, Misilmeri, Marineo, San Giuseppe Jato, Belmonte Mezzagno, Ficarazzi, Bagheria e Monreale; una rapina, due tentativi di estorsione e un episodio accertato di estorsione con il metodo del “cavallo di ritorno”.

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