Stella Boggio, condannata a 21 anni per l’omicidio del compagno, tenta il suicidio
La donna, 34 anni, ha ingerito una forte dose di farmaci mentre era a casa dai genitori. Ha messo in atto l'insano gesto dopo la lettura della sentenza a Monza
Stella Boggio, condannata a 21 anni per l’omicidio del compagno, tenta il suicidio. La donna, 34 anni, ha ingerito una forte dose di farmaci mentre era a casa dai genitori. Ha messo in atto l’insano gesto dopo la lettura della sentenza a Monza.
La sentenza era arrivata da poche ore quando, nella notte, è scattato l’allarme per un gesto estremo. Stella Boggio, 34 anni, condannata il 4 febbraio a 21 anni di reclusione per l’omicidio del compagno Marco Magagna, ha tentato il suicidio nell’abitazione dei genitori a Limbiate, dove si trovava agli arresti domiciliari.
Secondo quanto emerso, la donna avrebbe ingerito un’elevata quantità di tranquillanti, farmaci che già assumeva per problemi legati all’ansia. I familiari hanno dato immediatamente l’allarme e sul posto sono intervenuti i soccorsi sanitari. Dell’accaduto sono stati informati anche i carabinieri della compagnia di Desio.
Boggio, madre di un bambino di nove anni, è stata trasportata all’ospedale di Garbagnate Milanese. Le sue condizioni non sono gravi: la donna è fuori pericolo ed è ora assistita dai familiari.
Il tentato suicidio è avvenuto a poche ore dalla lettura della sentenza della Corte d’Assise di Monza, che ha messo fine a un processo molto seguito. I giudici hanno inflitto una pena più severa rispetto a quanto richiesto dalla pubblica accusa.
Il Pubblico Ministero aveva chiesto 14 anni di carcere, ma la Corte ha ritenuto che le attenuanti generiche fossero equivalenti, e non prevalenti, rispetto all’aggravante del rapporto sentimentale con la vittima.
L’omicidio risale alla notte tra il 6 e il 7 gennaio 2025. Marco Magagna, 38 anni, residente ad Arese, fu ucciso con un coltello da cucina all’interno dell’appartamento di Bovisio Masciago dove la coppia viveva.
Nel corso del processo, la difesa di Stella Boggio ha sempre sostenuto la tesi della legittima difesa, respinta però dai giudici, che hanno riconosciuto la piena responsabilità dell’imputata.
La vicenda, già drammatica, si è così arricchita di un ulteriore capitolo carico di tensione e dolore, mentre restano ora da valutare le conseguenze del tentato suicidio anche sul piano giudiziario e sanitario.