Torino: omicidio Colapietro, tre fermi per il 39enne fatto a pezzi
La confessione, il festino a base di droga e la lite per 50 euro. Svolta nel giallo di via Gulli. In carcere il 26enne confessore, la proprietaria di casa e una 22enne
Torino: omicidio Colapietro, tre fermi per il 39enne fatto a pezzi. La confessione, il festino a base di droga e la lite per 50 euro. Svolta nel giallo di via Gulli. In carcere il 26enne confessore, la proprietaria di casa e una 22enne.
Tre persone sono state sottoposte a fermo di indiziato di delitto per la drammatica morte di Fabio Colapietro, il 39enne di Chivasso il cui corpo è stato rinvenuto mutilato e sezionato all’interno di un appartamento nella periferia nord di Torino.
I provvedimenti restrittivi riguardano il 26enne Christian Matheus De Oliveira Morando, presunto autore materiale dell’omicidio, la docente 47enne Nicole Formichetti e la 22enne Keith Butig.
Nel corso dell’interrogatorio dinanzi al Giudice per le Indagini Preliminari, De Oliveira Morando -giovane con problemi di tossicodipendenza segnato da un passato di clochard e difeso dall’avvocato Wilmer Perga- ha ammesso le proprie responsabilità, sostenendo tuttavia di aver ucciso Colapietro involontariamente al culmine di una lite per 50 euro durante un festino a base di stupefacenti proseguito per giorni.
Dopo il decesso, gli indagati avrebbero tentato di sbarazzarsi della salma acquistando teli, candeggina, cemento ed un coltello per sezionare il cadavere con l’intenzione di gettarlo in un fiume, prima che lo stesso 26enne facesse intervenire la madre e le forze dell’ordine a seguito di un crollo emotivo.
Svolte diversificate per le posizioni delle due donne coinvolte: la docente Nicole Formichetti, proprietaria dell’immobile di via Gulli ed assente da scuola per presunti motivi personali, si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
La 22enne Keith Butig, assistita dall’avvocato Francesco Rotella, ha invece negato la partecipazione al delitto, ammettendo soltanto l’acquisto dei sacchi per il trasporto sotto minaccia e presa dal panico.
La Procura di Torino prosegue le indagini per ricostruire con esattezza le cause tecniche della morte e la ripartizione delle responsabilità nell’occultamento dei resti.