Torino: terrore in pizzeria. La dinamica del raid
Fermato un 21enne per tentato omicidio. Spray al peperoncino e machete contro i clienti. Il titolare: «Ho cercato di fermarli, c'era sangue ovunque»
Torino: terrore in pizzeria. La dinamica del raid. Fermato un 21enne per tentato omicidio. Spray al peperoncino e machete contro i clienti. Il titolare: «Ho cercato di fermarli, c’era sangue ovunque».
L’episodio del 3 aprile, avvenuto in una pizzeria a Torino, non è stato una semplice rissa, ma un vero e proprio assalto paramilitare che ha trasformato un locale pubblico in una macelleria a cielo aperto.
Un “pretesto banale” per una strage sfiorata
Le indagini della Squadra Mobile di Torino delineano uno scenario agghiacciante per la sproporzione tra causa ed effetto. Uno “sguardo di troppo” o la presunta (e smentita dai testimoni) molestia a una ragazza. Un pretesto che, secondo gli inquirenti, è servito solo a innescare una violenza già latente.
Gli aggressori non hanno agito d’impulso: l’uso coordinato di spray al peperoncino per accecare le vittime, seguito dall’uso di coltelli e machete, suggerisce una ferocia organizzata.
Due uomini pakistani di 30 e 37 anni hanno riportato ferite devastanti. Uno è stato colpito al cranio, l’altro ha subito la recisione dei legamenti della gamba, con un’emorragia arteriosa che ha rischiato di essere fatale sul posto.
Il fermo e le testimonianze
Il cittadino tunisino di 21 anni catturato dalla polizia è stato inchiodato dalle descrizioni dei presenti. Nel suo ultimo giorno di lavoro prima di cedere l’attività, il ristoratore ha riportato una grave ferita alla mano nel tentativo di fare scudo ai suoi clienti.
Gli agenti delle Volanti hanno descritto un ambiente saturato dal gas urticante e pavimenti coperti da pozze di sangue, con i clienti superstiti che cercavano di praticare lacci emostatici di fortuna.
Le indagini
Le indagini proseguono per identificare gli altri membri del gruppo (almeno tre o quattro persone) fuggiti subito dopo il raid. Si analizzano i filmati delle telecamere della zona e delle zone limitrofe per tracciare la via di fuga. Per le vittime, la prognosi resta riservata, con il rischio di danni permanenti alla mobilità per il giovane colpito alla gamba.