Tragedia sul lavoro: operaio sotto una pressa


Tragedia sul lavoro: operaio sotto una pressa

Tragedia sul lavoro: operaio sotto una pressa. Un uomo di 58 anni è morto nel pomeriggio di oggi all’interno dello stabilimento della ditta Coggiola di Candiolo, in provincia di Torino, schiacciato da una pressa.

La tragedia sul lavoro è avvenuta attorno alle 16: secondo le ricostruzioni, l’operaio era vicino al macchinario quando per circostanze ancora al vaglio degli investigatori è stato preso in mezzo.

I soccorsi sono partiti immediatamente. I colleghi hanno tentato di liberarlo dalla morsa, cosa poi riuscita solo grazie all’arrivo dei vigili del fuoco. L’equipe del 118 ha poi cercato di rianimarlo, ma non c’è stato, purtroppo, nulla da fare.

Omicidio dell’imprenditore Mario Bozzoli: chiesto l’ergastolo per il nipote

Ergastolo per Giacomo Bozzoli. la richiesta avanzata questa mattina in aula dai pubblici ministeri di Brescia Silvio Bonfigli e Marco Martani che ritengono Giacomo colpevole per l’omicidio e la distruzione del cadavere dello zio Mario Bozzoli, l’imprenditore di Marcheno svanito nel nulla l’8 ottobre del 2015.

“Per noi Mario Bozzoli è  ucciso oltre ogni ragionevole dubbio dal nipote Giacomo Bozzoli nel forno della fonderia”, ha spiegato il pubblico ministero, Bonfigli, in un’aula di tribunale gremita e dove, oltre l’imputato, c’erano i familiari di Mario, la moglie e i due figli.


Un anno e mezzo di udienze

Il caso torna in tribunale dopo un anno e mezzo di udienze e a quasi sette anni dal mistero che ha avvolto il destino dell’imprenditore, del quale si sono perse completamente le tracce la sera di giovedì 8 ottobre, scomparso dalla sua fonderia.

Giacomo non ha fatto tutto da solo, però. «Con Giacomo Bozzoli – ha detto il pubblico ministero in aula – c’era Giuseppe Ghirardini (l’operaio alle dipendenze di Mario ndr) che poi si è tolto la vita.

Il suo è stato un suicidio parlante: si è suicidato – ha aggiunto – per aver aiutato Giacomo a uccidere Mario Bozzoli. Quando Ghirardini capisce di essere l’anello debole decide di suicidarsi.

Non era depresso, viveva nell’attesa di rivedere il figlio. Non aveva alcun motivo». Ghirardini si suicidò a Case di Viso, sui monti della Valcamonica ingerendo una capsula al cianuro, proprio il giorno in cui era atteso dai carabinieri in caserma, per essere ascoltato su quanto accaduto in fonderia una settimana prima.



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Redazione L'inserto

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