Tragico schianto sull’Urbinate: muore a 33 anni Karim El Azzouzi

L’auto ha perso aderenza sull’asfalto bagnato e si è scontrata con un autobus Ami. Lascia moglie e due figli in Marocco. Polemiche sui tempi dei soccorsi

Redazione
Tragico schianto sull’Urbinate: muore a 33 anni Karim El Azzouzi

Tragico schianto sull’Urbinate: muore a 33 anni Karim El Azzouzi. L’auto ha perso aderenza sull’asfalto bagnato e si è scontrata con un autobus Ami. Lascia moglie e due figli in Marocco. Polemiche sui tempi dei soccorsi.

Si è infranto giovedì scorso, poco dopo le 15.30, il sogno di Karim El Azzouzi, 33 anni, vittima di un drammatico incidente lungo l’Urbinate, a Ponte Armellina, tra Trasanni e Gallo di Petriano.

Il giovane marocchino stava percorrendo la strada in discesa da Trasanni quando, su un tratto in semicurva reso insidioso da una pioggia improvvisa, la sua auto avrebbe perso aderenza, invadendo la corsia opposta e schiantandosi contro un autobus Ami diretto verso Urbino. A bordo del mezzo pubblico viaggiava soltanto l’autista, rimasto illeso.

L’impatto è stato violentissimo e per il 33enne le conseguenze sono state gravissime. Arrivato in Italia la scorsa estate, Karim lavorava come operaio generico alla Imar srl di Canavaccio, azienda specializzata nella produzione di articoli metallici.

Lascia la moglie e due figli, uno dei quali molto piccolo, rimasti in Marocco e in attesa di completare le pratiche per il ricongiungimento familiare. La notizia della tragedia è giunta ai familiari attraverso i parenti residenti in Italia.

A rendere ancora più dolorosa la vicenda è il racconto dei soccorsi. L’ambulanza del 118 sarebbe arrivata circa mezz’ora dopo l’incidente. Tra i testimoni Luca Baldarelli, portalettere di Poste Italiane, che stava rientrando a casa.

«Mi sono avvicinato e ho visto il ragazzo incastrato nell’auto. Una neurochirurga parlava al telefono con i soccorsi e lui, in quel momento, era ancora vivo. Erano le 15.50. L’ambulanza è arrivata intorno alle 16». Poco dopo sono intervenuti anche i vigili del fuoco e i carabinieri.

Profondo il cordoglio nell’azienda dove Karim lavorava da settembre. «Un ragazzo serio, sempre dedito al lavoro – lo ricorda Michele Casoli, uno dei titolari –. Lo avevamo aiutato a venire in Italia con il decreto flussi. Era benvoluto da tutti. Non abbiamo parole».

L’impresa ha annunciato l’avvio di una raccolta fondi per sostenere le spese del rimpatrio della salma e aiutare la famiglia. Una tragedia che riaccende l’attenzione sulla sicurezza stradale e che racconta, ancora una volta, il sacrificio di chi lascia il proprio Paese per costruire un futuro migliore per sé e per i propri cari.

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