Tredici nomi, tredici vite, tredici storie spezzate: femminicidio, male del secolo

Questo il tragico bilancio dall’inizio del 2021, numeri che ci parlano delle troppe scarpette rosse
di redazione
2 settimane fa
30 Marzo 2021

Tredici nomi, tredici vite, tredici storie spezzate: femminicidio, male del secolo. Questo il tragico bilancio dall’inizio del 2021, numeri che ci parlano delle troppe scarpette rosse e delle molte pagine che si tingono barbaramente di sangue.

Botte, coltellate, abusi psicologici, il nome donna messo dolorosamente tra corsie d’ospedale e sottolineati troppe volte dalla cronaca. Vittime abusate, in un secolo che non dovrebbe far parlare di sé con atti di questo tipo.

Ma, si sa lo sviluppo non è sempre sinonimo di rispetto. Ed il rispetto non è un processo generato di default nella società moderna. Le statistiche, poi, ci dicono che sono state uccise donne principalmente in ambito affettivo familiare, il 90% nel primo semestre del 2020.

Il 61% da parte di partner o ex; numeri preoccupanti che continuano, inesorabilmente, a salire. Un’agenda politica che deve inevitabilmente farsi carico del problema, il femminicidio è oramai divenuto ferita profonda e sanguinante per tutto il Paese.

E nel primo trimestre del 2021 sono già tredici le vittime e di dodici di loro il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato, l’otto marzo scorso, il nome: Sharon, Victoria, Roberta, Teodora, Sonia, Piera, Luljeta, Lidia, Clara, Deborah, Ylenia, e Rossella. A cui si è aggiunta Ornella Pinto ammazzata il 13 marzo scorso.

Solo nomi?

No. Tredici donne, tredici madri ed amiche, tredici vite spezzate che fortunatamente conosciamo. Non è sempre così. Il problema che si solleva quando parliamo di violenza sulle donne è che i soggetti, le loro storie, le loro morti non sempre arrivano all’attenzione delle autorità e dei centri antiviolenza.

Non arrivano sotto i riflettori dei media. E’ nel gennaio dell’anno scorso che il GREVIO con un suo rapporto esorta le autorità italiane ad adottare maggiori misure per proteggere le donne dagli abusi subiti e dalle tragiche conseguenze.

Il GREVIO, ricordiamo essere il gruppo di esperti ed esperte che si occupa della violenza contro le donne e della violenza domestica. Organismo indipendente del Consiglio d’Europa. E’ inoltre responsabile del monitoraggio dell’attuazione della Convenzione di Istanbul, ratificata dal Governo italiano nel 2013.

Dati internazionali, direttive europee, dati nazionali dell’Istat che ci evidenziano la disparità nei numeri dei centri antiviolenza attivi sul territorio nazionale, una diversità nei contenuti e nelle forme soprattutto in quella che è la territorialità Nord e Sud.

In questa territorialità da sempre si compongono vere e proprie mancanze e presenze di supporti chiari e determinanti atti ad affrontare la questione. Ma non solo dati, una donna è una vita, e come tale va rispettata e tutelata, un’essenza che parte proprio dagli ambienti domestici e scolastici.

Per questo ove, oramai, la presenza dello Stato non basta si insedia in modo capillare il mondo dell’associazionismo che esegue un duro lavoro accanto a forze dell’ordine e magistratura.

Simona Piro

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