Trescore: il “manifesto” del 13enne. Oltre la vendetta
Pianificazione su Telegram, diretta social e la consapevolezza dell'impunità: «Sotto i 14 anni non sono perseguibile». «Non ho trovato il coraggio di uccidere mio padre. Ammazzerò lei perché mi ha umiliato»
Trescore: il “manifesto” del 13enne. Oltre la vendetta. Pianificazione su Telegram, diretta social e la consapevolezza dell’impunità: «Sotto i 14 anni non sono perseguibile». «Non ho trovato il coraggio di uccidere mio padre. Ammazzerò lei perché mi ha umiliato».
Questi nuovi dettagli, emersi nel pomeriggio di questo giovedì 26 marzo 2026, trasformano l’aggressione di Trescore Balneario da un gesto d’impeto a un piano lucido, gelido e inquietante.
Mentre l’ospedale Papa Giovanni XXIII conferma il miglioramento della professoressa Chiara Mocchi, il contenuto del “manifesto” diffuso dal tredicenne su Telegram delinea un profilo psicologico che scuote l’intera comunità scolastica italiana.
Il testo, intitolato significativamente “Soluzione Finale”, rivela una premeditazione totale, nutrita da un profondo senso di alienazione e da una sfida aperta alle leggi dello Stato.
La scelta del bersaglio e il movente
Nel lungo scritto in inglese, il ragazzo descrive l’insegnante di francese come un obiettivo “mirato”. Il motivo risiederebbe in presunte umiliazioni subite davanti alla classe.
Il giovane accusa la 57enne di aver preso le difese di un altro compagno e di averlo “preso di mira”. L’aggressione non è solo vendetta, ma un modo per “rompere la noiosa routine nella maniera più estrema possibile”. Il ragazzo dichiara di detestare la banalità e la normalità degli altri, definiti un “branco di stupidi copia-incollati”.
La “sfida” alla legge e la diretta streaming
L’aspetto più agghiacciante è la consapevolezza giuridica del giovane. Nello scritto ammette chiaramente di sapere che in Italia l’età minima per la responsabilità penale è 14 anni. «Non posso essere incarcerato, farò quello che ho sempre voluto fare», scriveva il giorno prima.
L’aggressione è stata trasmessa in diretta grazie a una telecamera fissata al torace. Gli inquirenti hanno scoperto una chat con altre due persone (probabilmente all’estero) a cui aveva mostrato il kit dell’agguato: un coltello da combattimento seghettato, una scacciacani e spray al peperoncino.
Il conflitto familiare
Emerge anche un passaggio terribile sulla figura paterna: «Non ho trovato il coraggio di uccidere mio padre». Un dettaglio che sposta l’attenzione degli inquirenti anche sul contesto domestico, oltre che su quello scolastico.
Le prossime tappe dell’inchiesta
La Procura dei Minori di Brescia sta analizzando i dispositivi elettronici del tredicenne per identificare i due interlocutori della chat. Resta il nodo della gestione del minore.
Non potendo essere processato, il percorso sarà esclusivamente di tipo riabilitativo e psichiatrico in una struttura protetta, lontano da quella tecnologia che ha usato per trasformare un crimine in uno “show”.