Uno Bianca: il suicidio di Gugliotta e i segreti mai svelati
L'ex componente della banda dei fratelli Savi si è tolto la vita a gennaio a Pordenone. Il gesto estremo mentre la Procura di Bologna riapriva le indagini sui mandanti occulti
Uno Bianca: il suicidio di Gugliotta e i segreti mai svelati. L’ex componente della banda dei fratelli Savi si è tolto la vita a gennaio a Pordenone. Il gesto estremo mentre la Procura di Bologna riapriva le indagini sui mandanti occulti.
La morte di Pietro Gugliotta, l’ex poliziotto della Banda della Uno Bianca, rimasta segreta per mesi, aggiunge un capitolo spettrale a una delle saghe criminali più oscure della Repubblica.
Il gesto nel silenzio
Pietro Gugliotta, 65 anni, è stato trovato impiccato nella sua casa di Colle d’Arba (Pordenone). Un suicidio “pulito”, senza messaggi o spiegazioni, avvenuto lo scorso gennaio ma emerso solo ora.
Dopo aver scontato 18 anni di carcere ed essere tornato libero nel 2008, Gugliotta sembrava aver cancellato il passato. Un nuovo matrimonio, un lavoro nel sociale e la recente pensione.
Il suicidio è avvenuto in concomitanza con la riapertura del fascicolo della Procura di Bologna, che oggi, nel 2026, sta cercando di capire se dietro i fratelli Savi ci fossero “menti raffinatissime” o complicità istituzionali mai individuate.
Chi era l’orecchio della banda
Pietro Gugliotta non era un gregario qualsiasi. Era il collegamento tattico. Lavorava alla centrale operativa di Bologna. Forniva le frequenze radio e i turni delle pattuglie, permettendo ai killer di colpire e svanire nel nulla per sette anni (1987-1994).
Pur scagionato dagli omicidi, Gugliotta conosceva l’humus in cui era nata la banda. Il timore di essere trascinato nuovamente in un’aula di tribunale per rispondere di ombre vecchie di trent’anni potrebbe essere stato il motore del gesto.