Addio a Cristina Basso: il faro di Favaro si è spento

Morta a 46 anni dopo il turno di lavoro. Il marito: «Le ho detto di riposarsi sul divano, non si è più svegliata». Mercoledì i funerali a San Pietro Apostolo

Redazione
Addio a Cristina Basso: il faro di Favaro si è spento
Cristina Basso

Addio a Cristina Basso: il faro di Favaro si è spento. Morta a 46 anni dopo il turno di lavoro. Il marito: «Le ho detto di riposarsi sul divano, non si è più svegliata». Mercoledì i funerali a San Pietro Apostolo.

Un’altra storia di profonda umanità e ingiusto destino emerge dalle cronache locali. La scomparsa di Cristina Basso, 46 anni, non è solo la cronaca di un malore fatale, ma il racconto di una vita spesa per gli altri che si spegne proprio nel calore della propria casa a Ca’ Solaro.

In una giornata che dovrebbe celebrare la vita con il primo vero caldo primaverile (attese punte di 26°C), le comunità di Favaro e Mestre si stringono attorno a una famiglia distrutta da un silenzio improvviso.

Il tragico rientro a casa

La sequenza degli eventi, avvenuta martedì pomeriggio, è straziante nella sua normalità. Cristina, operatrice sociosanitaria (OSS) presso la Fondazione Venezia, rientra dopo una mattinata passata ad assistere i malati oncologici. Confida al marito Matteo di essere esausta.

«Riposati sul divano», le dice lui prima di uscire a prendere i figli a scuola. Un gesto di cura quotidiana che si trasforma nell’ultimo dialogo tra i due.

Al ritorno, la tragica realtà. Cristina è immobile. Il massaggio cardiaco praticato disperatamente da Matteo, prima dell’arrivo del 118, non riesce a riportarla indietro.

Una vita dedicata al sollievo altrui

Cristina non era solo una professionista, ma una missione vivente. Nata dal dolore per la perdita del padre Gildo, la sua scelta di diventare OSS era una promessa: far sì che nessuno affrontasse la malattia in solitudine. Collaborava attivamente con l’Avapo, portando luce nelle case dei pazienti più fragili.

Oltre la divisa, Cristina era un’anima artistica. Borse fatte a mano, presepi nati dal riciclo creativo: una fantasia inesauribile che condivideva con i figli Giulia (promessa del basket della Reyer) e il figlio minore.

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