Addio a Zeudi Araya (1951-2026): si spegne l’icona del cinema italiano degli anni Settanta

L'attrice e produttrice cinematografica è morta a 75 anni dopo una lunga malattia. Dallo storico debutto come "Ragazza dalla pelle di luna" all'eredità professionale al fianco di Franco Cristaldi

Redazione
Addio a Zeudi Araya (1951-2026): si spegne l’icona del cinema italiano degli anni Settanta
Zeudi Araya

Addio a Zeudi Araya (1951-2026): si spegne l’icona del cinema italiano degli anni Settanta. L’attrice e produttrice cinematografica è morta a 75 anni dopo una lunga malattia. Dallo storico debutto come “Ragazza dalla pelle di luna” all’eredità professionale al fianco di Franco Cristaldi.

L’annuncio del decesso è stato dato dal figlio, Michelangelo Spano, che ha comunicato la morte della madre avvenuta all’interno della sua abitazione.

Nel dare la triste notizia, la famiglia ha chiesto il massimo rispetto e il riserbo per il proprio dolore, annunciando che le esequie si terranno in forma strettamente privata. Nata a Decamerè, in Eritrea, il 10 febbraio 1951, l’attrice e produttrice aveva 75 anni.

Gli esordi e il mito della “Bellezza Distante”

Per le platee cinematografiche italiane, il nome e il volto di Zeudi Araya rimarranno per sempre indissolubilmente legati alla stagione d’oro del cinema di genere degli anni Settanta.

Arrivata giovanissima in Italia dall’Africa orientale, fu il regista Luigi Scattini a intuirne il dirompente potenziale scenico, lanciandola nel film omonimo del 1972. Quel titolo divenne un vero e proprio marchio d’identificazione: Araya incarnò il prototipo di un erotismo esotico, misterioso ed elegante.

Sulla scia di quel clamoroso successo commerciale, l’attrice inanellò una serie di pellicole cult del filone erotico-esotico come La ragazza fuoristrada, Il corpo, La preda e La peccatrice. Film che, pur risentendo degli stereotipi e dello sguardo coloniale e maschile dell’epoca, ne decretarono una popolarità trasversale e immensa.

Dalla commedia con Villaggio al sodalizio con Cristaldi

Capace di non farsi imprigionare nel cliché del sex symbol, la Araya dimostrò ben presto tempi comici e versatilità drammatica, diversificando i propri ruoli nella seconda metà del decennio.

Nel 1976 fu la splendida e ironica “Venerdì” accanto a Paolo Villaggio nel cult Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure di Sergio Corbucci.

Lavorò poi in Giallo napoletano (accanto a Marcello Mastroianni), Tesoromio (con Johnny Dorelli e Renato Pozzetto), fino a pellicole d’autore come I paladini di Battiato e Il giorno prima di Giuliano Montaldo.

L’incontro sentimentale e professionale con Franco Cristaldi, uno dei più grandi e illuminati produttori della storia del cinema mondiale (già dietro a capolavori come Amarcord e Nuovo Cinema Paradiso), segnò la sua definitiva maturazione artistica.

Con il matrimonio, l’attrice scelse progressivamente di allontanarsi dai riflettori della recitazione per dedicarsi alla macchina produttiva.

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