Giornata Internazionale dei Peacekeepers dell’Onu: il tributo globale ai “Caschi Blu”

Istituita per ricordare la prima missione del 1948, la ricorrenza celebra oggi oltre 70.000 operatori di pace schierati nei fronti più caldi del mondo

Redazione
Giornata Internazionale dei Peacekeepers dell’Onu: il tributo globale ai “Caschi Blu”
Foto da onuitalia.it

Giornata Internazionale dei Peacekeepers dell’Onu: il tributo globale ai “Caschi Blu”. Istituita per ricordare la prima missione del 1948, la ricorrenza celebra oggi oltre 70.000 operatori di pace schierati nei fronti più caldi del mondo.

Oggi, venerdì 29 maggio 2026, il mondo celebra la Giornata Internazionale dei Peacekeepers delle Nazioni Unite, un appuntamento istituito dall’Assemblea Generale dell’ONU per rendere omaggio alle donne e agli uomini che prestano servizio nelle missioni di pace in tutto il pianeta e per onorare la memoria di coloro che hanno perso la vita sotto la bandiera delle Nazioni Unite.

Perché si celebra il 29 maggio?

La scelta di questa data specifica risponde a un preciso anniversario storico. Il 29 maggio 1948 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU autorizzò la prima operazione di mantenimento della pace della storia, denominata UNTSO (United Nations Truce Supervision Organization), inviando un gruppo di osservatori militari in Medio Oriente per monitorare l’armistizio dopo il conflitto arabo-israeliano.

A distanza di quasi ottant’anni da quel primo spiegamento, i Caschi Blu sono diventati uno dei simboli più riconosciuti della diplomazia internazionale. Oggi si contano circa 11 missioni di pace attive a livello globale, che impiegano oltre 70.000 donne e uomini (tra militari, poliziotti e personale civile) provenienti da più di 120 Paesi.

Il ruolo dell’Italia: primo contributore tra i Paesi occidentali

Nella geografia del peacekeeping, l’Italia occupa da decenni una posizione di primissimo piano. L’Italia si conferma stabilmente il primo contributore di truppe tra i Paesi occidentali e dell’Unione Europea alle missioni ONU.

I militari italiani sono storicamente apprezzati per la loro capacità di mediazione culturale e per il modello operativo che unisce il rigore militare all’empatia e al supporto umanitario verso le popolazioni civili (la via italiana al peacekeeping).

Il contingente italiano è massicciamente impiegato nella missione UNIFIL nel Libano meridionale (dove detiene spesso il comando del Settore Ovest), oltre a essere presente in teatri complessi come Cipro (UNFICYP), il Kosovo (UNMIK) e in diverse missioni di monitoraggio in Africa e in Asia.

Maria Laudando

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