Il colosso delle batterie Varta avvia l’insolvenza. Pesa l’addio di Apple e la concorrenza Cina
Il colosso delle batterie Varta avvia l’insolvenza. Pesa l’addio di Apple e la concorrenza Cina. L’azienda tedesca sommersa dai debiti avvia le procedure presso il Tribunale di Stoccarda per ristrutturare il business e tentare di evitare la liquidazione.
Un altro storico gigante dell’industria manifatturiera e tecnologica tedesca si trova ad affrontare una crisi devastante. Il celebre produttore di batterie Varta ha presentato quattro distinte istanze di insolvenza per altrettante società controllate dal gruppo presso il Tribunale di Stoccarda.
L’obiettivo dichiarato dall’azienda, fortemente indebitata, è quello di accedere a una procedura di ristrutturazione giudiziale per evitare la liquidazione totale e congelare i debiti, mantenendo temporaneamente operative le attività di produzione. Tuttavia, la tenuta finanziaria del gruppo appare drammaticamente compromessa.
I motivi del crollo: concorrenza asiatica e lo “schiaffo” di Apple
Il declino di Varta si è progressivamente accentuato negli ultimi anni a causa di fattori strutturali e di mercato. I produttori cinesi e coreani sono riusciti a dominare il mercato grazie a volumi massicci e prezzi di produzione decisamente inferiori, erosione che ha progressivamente intaccato i margini dell’azienda tedesca.
Il colpo finale è arrivato la scorsa primavera, quando Apple -storico e principale cliente di Varta- ha deciso di interrompere le forniture per le batterie destinate agli auricolari senza fili AirPods, affidandosi interamente a fornitori cinesi.
Secondo analisi indipendenti, Varta necessita di un’iniezione di liquidità a breve termine di decine di milioni di euro. Nessuno dei soci di maggioranza -tra cui il gruppo Porsche e l’investitore austriaco Michael Tojner- si è dichiarato disposto a coprire i deficit o iniettare nuovo capitale.
A rischio oltre 3.200 lavoratori: lo spettro dello smembramento
La crisi mette a forte rischio l’occupazione della società, che oggi impiega complessivamente circa 3.260 dipendenti, la maggior parte dei quali concentrati nel quartier generale di Ellwangen (Germania sud-occidentale).
I possibili scenari futuri
È stata confermata la chiusura a ottobre dello stabilimento bavarese di Nördlingen, che porterà al licenziamento diretto di circa 350 lavoratori.
L’unica concreta ancora di salvezza per salvaguardare le componenti redditizie potrebbe essere la vendita a pezzi. Un pool di creditori guidato da Deutsche Bank valuta lo scorporo della divisione delle batterie per uso domestico (in attivo e stimata circa 240 milioni di euro), mentre l’investitore Tojner punterebbe a rilevare il ramo dedicato alle micro-batterie.