La strage dei kiwi: in ginocchio la produzione italiana, ecco perché

4 giorni fa
15 Settembre 2020
di redazione

La strage dei kiwi: in ginocchio la produzione italiana, ecco perché. Le radici appassiscono, le foglie cadono, i frutti non si sviluppano mai.

Da otto anni i kiwi della penisola sono colpiti da una malattia misteriosa che sta mettendo in ginocchio uno dei settori in cui l’Italia è tra i leader mondiali: la cosiddetta morìa dei kiwi.

Gli esperti non sono ancora riusciti a individuare una causa determinante, ma sembrano concorrere una serie di fattori accentuati dalle conseguenze del cambiamento climatico.

Secondo più grande produttore di kiwi al mondo dopo la Cina e prima della Nuova Zelanda, l’Italia produce ogni anno circa 555 mila tonnellate di kiwi ed è anche tra i paesi che ne consumano di più.

Questo risultato esemplare è però messo in pericolo da una malattia di cui non si conoscono ancora le cause precise e che è tornata a colpire nell’estate 2020.

L’allarme di Confagricoltura

A dare l’allarme è Confagricoltura, che domanda misure tempestive per mettere in salvo i prodotti.

Nell’Agro Pontino, principale area produttiva del settore nella penisola, la morìa è tornata ad attaccare il 20% delle superfici: quasi 2 mila ettari di kiwi sono andati persi.

Soltanto nella zona del veronese sono colpiti 1800 ettari su circa 2500 – oltre la metà della superficie dedicata.

In Friuli Venezia Giulia è il 10%, e diverse coltivazioni sono toccate anche in Lombardia, Calabria ed Emilia-Romagna.

Ma è soltanto la punta dell’iceberg: nel decennio 2010-2019, ad esempio, il solo Piemonte ha subito un’estirpazione totale pari al 25% degli impianti.

Il sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe L’Abbate ha promesso che entro la fine di settembre sarà istituito uno specifico gruppo di lavoro tecnico-scientifico per investigare la morìa.

“È indispensabile continuare nelle attività di ricerca con l’obiettivo di identificare con certezza le cause dei disseccamenti; e definire una strategia per il contrasto del fenomeno”, ha affermato L’Abbate.

Identificando al contempo delle misure di prevenzione quali la copertura delle piante per proteggerle dalla pioggia; l’installazione di sistemi di irrigazione a goccia e particolari lavorazioni dei terreni.   

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