La via Appia in Irpinia: un’analisi integrata di archeologia del paesaggio e fonti itinerarie
La ricerca dell’archeologo Flavio Castaldo
La via Appia in Irpinia: un’analisi integrata di archeologia del paesaggio e fonti itinerarie. La ricerca dell’archeologo Flavio Castaldo applica l’archeologia del paesaggio allo studio della Via Appia nella Campania interna, superando la visione tradizionale di un Appennino isolato.
L’area agropastorale, storicamente caratterizzata da insediamenti sannitici sparsi (pagi), risulta infatti integrata fin dal II secolo a.C. nei processi di mercantilizzazione e monetarizzazione dell’«economia-mondo» romana.
L’analisi incrocia fonti itinerarie (Tabula Peutingeriana, Itinerarium Antonini) e storiografiche (Livio, Strabone, Plinio, Orazio), individuando nei bacini dei fiumi Calore e Ufita i principali corridoi naturali di attraversamento appenninico.
Tali direttrici, nate come percorsi di transumanza attorno a nodi strategici (Aeclanum, Aequum Tuticum, Fioccaglie, Grottaminarda), furono formalizzate in strade romane di grande comunicazione.
In questo quadro, Castaldo dimostra che l’Appia imperiale prediligeva il tracciato pianeggiante di fondovalle lungo la Valle Ufita, scartando le più impervie rotte montane (come l’itinerario per Frigento).
Il tratto irpino riflette così l’evoluzione dell’Appennino meridionale: sviluppatosi da sentieri sannitici, conobbe le prime delimitazioni agrarie in età graccana, il consolidamento monumentale (ponti in muratura e basolato) in età imperiale e la definitiva integrazione nei grandi flussi commerciali e militari tra Roma e l’Oriente con il novus cursus della Via Traiana.
Questo studio rappresenta un ulteriore impegno dell’Associazione Ambiente e Cultura Mediterranea (https://www.ambienteculturamediterranea.it/appia-antica-2026) per la conservazione, valorizzazione e promozione del patrimonio mediterraneo, inteso come linfa generatrice di civiltà e contesto in cui l’Appia Antica ha agito da fondamentale vettore della romanitas.
Italo Abate