L’immagine della Regina Viarum percepita nella storiografia ellenica
’editoriale sull’Appia Antica del Prof. Alfredo Novello approfondisce uno spazio di conoscenza inusuale
L’immagine della Regina Viarum percepita nella storiografia ellenica. L’editoriale sull’Appia Antica del Prof. Alfredo Novello approfondisce uno spazio di conoscenza inusuale.
Quello della ricerca storiografica, geografica e di memoria della repubblica romana in base alla interpretazione degli autori greci dell’infrastruttura realizzata da Appio Claudio Cieco.
L’autore sviluppa la sua ricerca seguendo una direttrice di natura politico-costitutiva facendo riferimento alla Suda e a Diodoro Siculo dai quali l’Appia viene percepita come progetto ideologico dell’aristocrazia romana con l’obiettivo di creare consenso e consolidamento del potere.
Indirizzo di carattere geografico-strutturale in legame con Strabone che descrive l’Appia come un corridoio, lungo il quale si realizzano monumenti, come struttura a rete lungo il quale si controllano i flussi orientati verso l’orizzonte imperiale.
Prospettiva simbolica e di potere (Appiano, Procopio) da cui emerge una immagine dell’Appia come spazio di potere ed espressione della capacità ingegneristica della mentis romanae di progettare opere per l’eternità.
Il valore simbolico dell’Appia
La ricerca rappresenta l’inaugurazione della storica via come uno dei momenti di straordinario valore simbolico dell’espansione di Roma verso il Sud della penisola italica e della Magna Grecia.
Novello conferma che l’infrastruttura fu la realistica rappresentazione della capacità organizzativa e politica della repubblica romana del IV-III secolo a.C.
L’indagine “rende luce” della percezione del mondo greco dell’Appia, tenuto conto che l’archeologia su questo aspetto rimane silenziosa in quanto documenta solo gli aspetti materiali della strada (basolato, crepidines, pietre miliari, mansiones, stationes, mutationes, …).
Il ricercatore limita la sua indagine alle fonti letterarie classiche, con esclusione delle fonti cristiane, né alcuna fonte greca è dell’arco temporale che ruota intorno al 312 a.C., anno di inizio della costruzione della strada.
Le fonti sono relative ad un periodo che va dall’età ellenistica a quella bizantina; l’Appia stessa non viene mai trattata dagli autori greci come un dato tecnico-ingegneristico, bensì come una componente della strutturazione politico-ideologica della repubblica romana.
La narrazione della costruzione della strada è spesso affiancata all’altra grande opera di Appio Claudio, l’acquedotto Aqua Appia. Il Prof. Novello presenta una dettagliata descrizione delle diverse attestazioni degli autori greci:
- Il primo riferimento citato da Novello è la Suda (Lessico Bizantino – X secolo d.C.) che cristallizza nella memoria bizantina l’immagine di Appio Claudio come fondatore e artefice di infrastrutture monumentali che imprimono il potere sul paesaggio.
- Diodoro Siculo focalizza la sua narrazione sul profilo politico del censore, sulla sua determinazione di sostenere l’opera sfidando il Senato e facendo emergere l’opera stessa come elemento capace di generare il consenso.
- Plutarco cita l’Appia evidenziando le ingenti spese di manutenzione ad opera di Cesare.
- Con Strabone, rileva il ricercatore, si ha una visione storica e geografica della via che diventa l’asse di penetrazione verso il Tirreno centrale (Terracina), la Magna Grecia e l’Hadriaticum mare.
- La via Appia diventa simbolo di potere per Appiano con cui la strada si trasforma in un teatro della repressione di Spartaco nel 71 a.C. con la crocifissione, segno visibile del potere romano, tra Capua e Roma, di oltre seimila insorti.
- Procopio, nella narrazione della guerra gotico-bizantina (535-553 d.C.), testimonia come la strada sia ancora integra e funzionante, simbolo di perennità, dopo ben nove secoli, e come essa abbia svolto un ruolo di resistenza culturale per le enclave bizantine in Italia.
In conclusione, le fonti greche ci trasmettono l’immagine dell’Appia che non è mai stata percepita soltanto come infrastruttura viaria ma come sistema operativo, controllo del territorio, capacità di creare influenza e, soprattutto, direttrice di potere verso il Mediterraneo: una via per l’impero.
Il progetto “L’Appia Antica. Una via per l’impero” sviluppa pienamente questa visione dell’aristocrazia romana di trasformare lo spazio fisico in uno spazio di potere elevando l’Appia a palcoscenico della nobilitas.
Italo Abate