L’ingegneria idraulica romana in Campania: gli acquedotti Augusteo e Sannitico
Fin dall’antichità, la disponibilità di acqua potabile è stata fondamentale per lo sviluppo demografico ed economico
L’ingegneria idraulica romana in Campania: gli acquedotti Augusteo e Sannitico. Fin dall’antichità, la disponibilità di acqua potabile è stata fondamentale per lo sviluppo demografico ed economico.
Nell’Appennino centro-meridionale, l’abbondanza di risorse idriche ha favorito i primi insediamenti umani, che i romani hanno poi valorizzato realizzando imponenti acquedotti a gravità per trasportare l’acqua purissima delle sorgenti verso le città.
In Campania spiccano due grandi opere idrauliche romane: 1) l’Acquedotto Augusteo (Aqua Augusta) realizzato nel I secolo a.C. sotto Marco Vipsanio Agrippa per rifornire la baia di Napoli e la flotta di Capo Miseno.
2) l’Acquedotto Sannitico risalente al I secolo d.C. e destinato all’approvvigionamento di Benevento e della Via Appia. Un recente studio dell’Università del Sannio (condotto da L. Esposito, M. Ginolfi, G. Leone, S. Abbasi Chenari e F. Fiorillo) ha riesaminato questi due sistemi incrociando idrogeologia, idrologia e storia.
L’Acquedotto Augusteo fu costruito tra il 33 e il 12 a.C. La sua origine idrica, il Caput Aquae, fu individuata nelle sorgenti di Acquaro-Pelosi a Serino (situate a circa 377–380 m s.l.m.), lungo l’alta valle del fiume Sabato.
Attraverso una rete articolata di gallerie, condotti sub-orizzontali e ponti-canale, l’opera attraversava la Piana Campana, toccava Napoli in località Ponti Rossi (intersecandosi con l’antico acquedotto della Bolla) e raggiungeva infine il monumentale serbatoio della Piscina Mirabilis a Bacoli.
L’Acquedotto Sannitico, dal canto suo, si sviluppava per circa 33 km collegando la sorgente Urciuoli di Serino (330 m s.l.m.) alla città di Benevento. Il condotto affiancava il corso del fiume Sabato, superava lo stretto di Barba e giungeva al Castellum Aquae collocato al di sotto dell’attuale Rocca dei Rettori.
Da qui, una rete sotterranea distribuiva l’acqua ai vari quartieri della città sannita, alimentando le lussuose terme romane e offrendo punto di ristoro e approvvigionamento per il traffico lungo la Via Appia.
Le evidenze geo-idrologiche e topografiche portano a una revisione della cronologia storica dell’Acquedotto Sannitico; poiché il canale dell’Augusteo doveva necessariamente transitare nei pressi della sorgente Urciuoli, situata solo 3,5 km più a valle lungo il fiume Sabato, è irrazionale ipotizzare che i due acquedotti operassero in modo isolato.
Nel tratto della Valle del Sabato in cui i condotti corrono parallelamente, essi dovevano essere interconnessi per deviare la risorsa idrica verso Napoli o verso Benevento in base alle esigenze e alle stagioni.
Inoltre, già nel I secolo a.C., la città di Benevento era un centro nevralgico di primaria importanza commerciale e militare, snodo fondamentale della Via Appia verso l’Oriente.
L’ipotesi avanzata dallo studio è che l’Acquedotto Sannitico e l’Acquedotto Augusteo non siano stati costruiti in epoche diverse, ma facessero parte di un unico, grandioso progetto idraulico integrato concepito alla fine del I secolo a.C. sotto la visione strategica dell’imperatore Augusto.
La ricerca è stata sviluppata all’interno del progetto “L’Appia Antica. Una via per l’impero” promosso da Ambiente e Cultura Mediterranea in armonia con il riconoscimento dell’Appia Antica. Regina Viarum quale patrimonio UNESCO.
Italo Abate