Mastella racconta la sua battaglia contro il cancro: «Quando ho saputo del tumore mi è mancato il fiato, ma non ho paura»
A 24 ore dalla rivelazione in chiesa, il sindaco di Benevento si confida al Corriere: la scoperta recente del tumore, il bivio terapeutico e l'attaccamento ai familiari
Mastella racconta la sua battaglia contro il cancro: «Quando ho saputo del tumore mi è mancato il fiato, ma non ho paura». A 24 ore dalla rivelazione in chiesa, il sindaco di Benevento si confida al Corriere: la scoperta recente del tumore, il bivio terapeutico e l’attaccamento ai familiari.
All’indomani del toccante annuncio che ha scosso la comunità del Sannio durante le celebrazioni della Madonna delle Grazie, il sindaco di Benevento Clemente Mastella, 79 anni, ha deciso di rompere il massimo riserbo sulla sua salute.
In una profonda e intima intervista rilasciata oggi, venerdì 3 luglio 2026, al Corriere della Sera, l’ex ministro della Giustizia ha rivelato la natura del male che lo ha colpito e le paure che sta affrontando in queste ore.
La diagnosi recente e l’impulso in Basilica
Mastella ha ripercorso il momento esatto in cui ha appreso l’esito degli esami clinici, confessando il trauma psicologico iniziale. «Ho un tumore. Ho capito di avercelo da un bel po’ di tempo, ma mi è stato diagnosticato solo di recente. Quando l’ho saputo mi è mancato il fiato».
Il primo cittadino ha ribadito che la sua non è stata una mossa calcolata o una strategia comunicativa, bensì un puro «impulso» dettato dal cuore. Durante la messa, le parole del neo arcivescovo Michele Autuoro dedicate alle sofferenze degli ammalati lo hanno scosso nel profondo, spingendolo a prendere il microfono.
Più che le sue stesse lacrime, Mastella ha dichiarato di voler custodire il ricordo del lunghissimo applauso dei fedeli e il calore delle centinaia di persone che gli hanno stretto la mano sul sagrato: «Mi hanno confortato ricordandomi che sono sempre stato un leone».
Il bivio della cura e il limite della razionalità
Da ex professore di filosofia, Mastella ha ammesso il crollo delle certezze puramente logiche davanti alla fragilità della carne. La malattia lo sta ponendo di fronte a una decisione medica cruciale e strettamente personale.
«Dovrò essere io a scegliere se operarmi o insistere con la terapia medica. Scopri i limiti della scienza medica. La vita irrompe e ti accorgi che la razionalità non basta».
Alla domanda diretta sulla paura di non farcela, il leader politico risponde con fermezza di non temere la sfida clinica, ma di affidarsi interamente alla dimensione spirituale: «No, non ho paura. Ma credo nel potere della preghiera».
La paura della solitudine e gli affetti familiari
L’intervista scava nei pensieri più intimi del sindaco, che cita le riflessioni sulla vecchiaia del cardinale Angelo Scola (un testo regalato recentemente all’amico imprenditore Diego Della Valle), riassumendo il suo stato d’animo in una preghiera quotidiana: «Prego Dio che il desiderio di vedere il suo volto sia più forte della mia paura di morire».
A tenerlo saldamente ancorato alla quotidianità è quello che definisce un «attaccamento quasi morboso» per la sua famiglia: la moglie Sandra Lonardo, i figli e i nipoti.
Ed è proprio legata agli affetti più cari che emerge la confessione più dolorosa del leader sannita: «Una paura ce l’ho. Ho paura di morire da solo. I ricordi non bastano. E prego anche perché questo non accada».