Modena: il corpo sulle scale nel sangue, la fidanzata confessa il delitto

Svolta fulminea nel giallo di via Tignale del Garda. Identificata la vittima: si tratta del 44enne Rolando D’Ulizia. La compagna cede dopo ore di interrogatorio e ammette le proprie responsabilità

Redazione
Modena: il corpo sulle scale nel sangue, la fidanzata confessa il delitto
Foto Corradi

Modena: il corpo sulle scale nel sangue, la fidanzata confessa il delitto. Svolta fulminea nel giallo di via Tignale del Garda. Identificata la vittima: si tratta del 44enne Rolando D’Ulizia. La compagna cede dopo ore di interrogatorio e ammette le proprie responsabilità.

Ha un nome, un volto e una confessione l’efferato omicidio consumatosi all’alba di ieri, venerdì 17 luglio 2026, nel quartiere Morane a Modena. La vittima è Rolando D’Ulizia, 44 anni, noto come “Dino”, ucciso a coltellate all’interno di un complesso di alloggi popolari al civico 72 di via Tignale del Garda.

A distanza di poche ore dal ritrovamento del cadavere nell’androne condominiale, le indagini serrate dei Carabinieri hanno portato all’arresto in quasi flagranza della compagna dell’uomo, Giorgia De Martino, anche lei di 44 anni.

La donna, dopo un lungo e pressante interrogatorio in caserma, ha ceduto nel pomeriggio confessando formalmente davanti al pubblico ministero e al proprio legale: «Sono stata io».

L’orrore all’alba e le grida nella notte

Il delitto è maturato intorno alle 4:00 del mattino, orario in cui diversi inquilini dello stabile sono stati svegliati di soprassalto da urla strazianti provenire dalle rampe di scale.

«Vai via!», ha gridato qualcuno, seguito dalla voce soffocata della vittima che ansimava ripetendo «non riesco a respirare», mentre veniva trascinata lungo i gradini dal quarto piano.

Intorno alle 5:30, i primi condomini usciti per andare al lavoro si sono trovati di fronte a una scena raccapricciante: il corpo di D’Ulizia giaceva supino in un lago di sangue sulla prima rampa di scale dell’ingresso principale.

I militari del Nucleo Investigativo e gli esperti della Scientifica hanno tracciato una scia di goccioline di sangue che risaliva le scale fino all’appartamento della De Martino, situato all’ultimo piano, immediatamente posto sotto sequestro.

La donna, inizialmente notata dai testimoni mentre sedeva in stato confusionale nel parchetto del comprensorio, è stata prelevata e condotta in caserma.

Il movente e il contesto di grave disagio

Le indagini hanno subito permesso di ritrovare l’arma del delitto: un coltello con una lama di 19 centimetri, ancora intriso di sangue, che la De Martino aveva gettato all’interno di un bidone dell’immondizia nel parchetto condominiale prima di tornare sul luogo del delitto. Il reperto è stato sigillato e inviato ai laboratori per i test del Dna e delle impronte digitali.

L’ombra della tossicodipendenza

La tragedia è affondata in un contesto di profondo degrado sociale. I residenti del palazzone -già noto alle forze dell’ordine per passati interventi legati a risse e spaccio -hanno descritto l’abitazione della donna al quarto piano come un vero e proprio “porto di mare”, caratterizzato da un continuo e sospetto viavai di persone vicine al mondo della tossicodipendenza. Gli inquirenti ipotizzano che la violenta lite sia scoppiata per motivi legati al denaro o alla droga.

D’Ulizia, che risiedeva poco distante in via Como con la madre (colpita da un malore dopo la notizia) e il fratello, lavorava per la cooperativa di manutenzione del verde Onyva.

I colleghi lo hanno descritto come un uomo che ultimamente appariva fortemente provato e assenteista, schiacciato dalle pesanti tensioni sentimentali e personali che viveva nel rapporto con la compagna, ora reclusa in carcere con la pesante accusa di omicidio volontario.

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