Musica: ‘Se ti potessi dire’, la canzone di Vasco che arriva dal passato
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Musica: ‘Se ti potessi dire’, la canzone di Vasco che arriva dal passato

Musica. Una nuova canzone che, però, nuova non è. Anzi. Era lì da tempo, chiusa in un cassetto. Dal 2009, non dimenticata: era troppo preziosa per scivolare via. Poi però da quel cassetto Se ti potessi dire qualcuno l’ha tirata fuori, l’ha rubata, l’ha resa pubblica. Un hackeraggio? Un atto d’amore? Non si sa. Di sicuro c’è che a un certo punto, in Rete, ha fatto la comparsa una versione ancora grezza, solo chitarra e voce, diversa da quella uscita oggi. Qualche fan aveva fatto in tempo a scaricarla, anche se ora non è più rintracciabile. Ogni tanto fa capolino, da qualche parte, ma sono gli stessi fan a denunciarla: capita che chi diffonda contenuti inediti di questo tipo lo faccia per ingenuità. Per troppa, incontenibile passione. Sì, proprio così. Per fare un esempio, basta leggere il brandello di un messaggio in una chat di affezionati: “Capisco recuperare il pezzo e tenerlo per sé… però pubblicarlo così mi sembra veramente stupido e sleale!”.
Il testo invece, quello sì, c’era già e tale è rimasto. Un testo asciutto. Un testo potente. Un testo importante. Tanto che Se ti potessi dire è una di quelle canzoni che, ha detto Vasco in passato, “pesa come un album”, dichiarando addirittura che è “la quarta canzone della mia vita” dopo Sally, Vita spericolata e Un senso. Ha ragione? Di sicuro è una canzone molto bella e molto lontana dalle sue ultime composizioni, più ariose, più svagate; questa è come una cartolina spedita dal passato e sventolata al pubblico solo ora, senza vergogna, quasi con fierezza, anche se quello che mostra non è il ritratto edificante di un uomo. Lo è solo nel momento in cui dice di essere riuscito a trasformarsi in una persona più avveduta. I riferimenti riguardano un periodo diverso della sua storia, perché oggi Vasco sta bene, molto bene: anche se sul palco è sempre stato un perfetto intrattenitore, sospeso transitoriamente dalla realtà che però bussa alla porta dal primo momento in cui le luci si spengono, i suoi occhi, quelli no. Non ridevano. Oggi, se li guardi da vicino, puoi vedere barbagli di luce. Vivi, brillano, specchi che riflettono l’essere umano che è diventato. Non senza fatica. O malinconia.

Se ti potessi dire è una ballata con un giro di chitarra acustica che la sostiene per tutta la sua struttura, fino al crescendo finale con quelle parole semplici e dirette. Lo stile è quello che conosciamo, senza fronzoli, senza retorica: mostra delle ferite che, forse, non sono del tutto guarite. Ma chi può guarire del tutto quando ti chiami Vasco Rossi? Un’autobiografia di 4 minuti e 34 secondi che attacca con “quante volte ho voluto morire/ quante volte camminando sul filo/ sono stato, sono arrivato vicino all’inferno della mente/ quell’inferno che esiste veramente” e, poi, continua con “se potessi raccontarti per davvero le abitudini di cui non vado fiero/ le malinconie/ le nostalgie/ perfino dei rimpianti per le cose che se avessi adesso ancora qui davanti/ le rifarei/ esattamente così”. È una canzone che, da un’angolatura differente, affronta lo stesso tema di un altro grande pezzo, Vivere, uno dei punti più alti della sua discografia, così disperata e dura; anche quando canta “vivere e sorridere dei guai/ così come non hai fatto mai/ e poi pensare che domani sarà sempre meglio” capisci che non ci crede. Perché sei sempre esposto alle intemperie ma l’istinto è quello umano, di sopravvivere. Morto dentro, vivo in apparenza. È come un mantra che si ripete per convincersi che quella è la via di salvezza. La differenza, in Se ti potessi dire, è che c’è una lucidità e presa di coscienza netta, c’è un individuo davvero risoluto a farcela. E che, forse, ce l’ha già fatta.

Di quello che è stato. Della routine della più popolare rockstar italiana che ha raggiunto tutto quello che di materiale e tangibile poteva raggiungere ma che sa, in fondo, di non avere nulla, perché nulla di quello che ha conta davvero quando non sei in pace e non sai perché; di uno che si è lasciato andare alle tentanzioni e alle esagerazioni di una vita costellata di giullari, dove chiunque è lì a inchinarsi ai tuoi piedi, perché in te vede chissà che cosa, perché da te vuole qualcosa; di uno che ha dormito in letti e città sconosciuti, che ha incontrato mille volti dimenticati in un istante, che deve fuggire all’estero per riuscire a fare quello che un individuo ‘normale’ può fare: una vacanza.

Il miracolo si è avverato

Scrive Vasco su Instagram: “‘Il miracolo si è avverato ancora una volta ma non sarà facile scriverne un’altra così. Non vedo l’ora che l’ascoltiate”. In un’intervista di qualche tempo fa, ridendo, diceva che questa sua nuova, vecchia canzone, sarebbe potuta uscire postuma. Ci ha scherzato, ma sappiamo bene a cosa pensava. Oggi lo racconta con il sorriso e quegli occhi vispi che non riescono a stare fermi. Anche se, un po’ ironicamente e un po’ provocatoriamente, Se ti potessi dire l’ha chiamata l”ultima’ e ‘definitiva’. ‘Definitiva’ perché è il suo modo per chiudere i conti con un passato che da troppo non gli faceva vivere il presente. Vasco continuerà a scrivere, a pubblicare ‘clippini’ e foto divertenti, planando sul Web con quel suo modo spericolato che sbalordisce il pubblico quanto il suo entourage; e continuerà a non proteggersi davanti agli occhi del suo pubblico. Non è il suo mestiere costruire barriere, fingere di essere immacolato e incorruttibile. Se ti potessi dire ci ricorda che la vita diventa degna nel momento in cui non si teme la propria labilità. L’uomo fragile dietro la superstar: poteva non dirlo ma Vasco, semplicemente, non è fatto così.
Il testo di Se ti potessi dire
Nainananananana
Nanana
Se ti potessi dire
Quante volte ho voluto morire
Quante volte camminando sul filo
Sono stato, sono arrivato vicino
All’inferno
Della mente
Quell’inferno
Che esiste veramente

Se ti potessi dire
Quante volte ho pianto per capire
Quante volte sono stato sul punto
Di lasciarmi andare
All’inferno
Della mente
Quell’inferno che esiste veramente
Esiste veramente

Se potessi raccontarti per davvero
Le abitudini di cui non vado fiero
Le malinconie, le nostalgie perfino dei rimpianti
Per le cose che se avessi adesso ancora qui davanti
Le rifarei esattamente così sì
Stessi errori stesse passioni
E le stesse delusioni

Se ti potessi dire
Quante volte ho voluto rischiare
Da una parte l’equilibrio mentale
E dall’altra volare
Sull’inferno
Della mente
Quell’inferno
Che esiste veramente
Esiste veramente

Se potessi raccontarti per davvero
Le abitudini di cui non vado fiero
Le malinconie, le nostalgie perfino dei rimpianti
Per le cose che se avessi adesso ancora qui davanti
Le rifarei esattamente così sì
Stessi errori stesse passioni
E le stesse, stesse, stesse delusioni sì

Vivere per amare
Vivere per sognare
Vivere per rischiare
E vivere per diventare
Vivere per adesso
Vivere lo stesso
Vivere per errore
E vivere con passione
Vivere solamente
Vivere continuamente
Vivere senza ricordo
E senza rimpianto
Dairarara
Senza rimpianto
Dairarara
Senza rimpianto
Dairarara
Senza rimpianto

Se ti potessi dire


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