Paduli: funghi velenosi, svolta nelle indagini

L'autopsia conferma: "Avvelenamento fulminante". Indagati due ristoratori della Valle Telesina. Scagionati i medici: "Troppo tardi per salvarla"

Redazione
Paduli: funghi velenosi, svolta nelle indagini
repertorio

Paduli: funghi velenosi, svolta nelle indagini. L’autopsia conferma: “Avvelenamento fulminante”. Indagati due ristoratori della Valle Telesina. Scagionati i medici: “Troppo tardi per salvarla”.

Dal Sannio, in provincia di Benevento, arriva la conclusione di un’indagine che trasforma un pranzo sociale in una tragedia giudiziaria. Il caso della signora G.R., la 77enne di Paduli deceduta dopo aver mangiato funghi, ha trovato finalmente una spiegazione scientifica nel deposito della perizia autoptica, aprendo scenari pesanti per due ristoratori della Valle Telesina.

Il responso del medico legale

La dottoressa Francesca Iannaccone, nominata dalla Procura di Benevento, ha depositato le conclusioni che non lasciano spazio a dubbi. Decesso per insufficienza epatica acuta fulminante, causata con ogni probabilità dall’ingestione di funghi tossici.

Il risotto mangiato il 30 agosto durante un pranzo organizzato da un’associazione sarebbe “l’arma del delitto”. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati i titolari del ristorante. L’accusa ipotizzata è che siano stati serviti funghi non controllati o tossici.

Il ruolo della struttura ospedaliera

Un punto cruciale della perizia riguarda l’operato dei medici del Fatebenefratelli del capoluogo sannita. Sebbene la perizia rilevi una certa “negligenza” nell’approccio iniziale (la donna era stata inizialmente scambiata per una paziente oncologica al pancreas), i medici sono stati scagionati da responsabilità penali.

La donna si è rivolta al medico dopo 4 giorni e al pronto soccorso dopo 6. Secondo il perito, anche con una diagnosi perfetta al momento del ricovero, il danno epatico era ormai irreversibile. Nulla avrebbe potuto impedire il decesso avvenuto il 12 settembre dello scorso anno.

La battaglia dei familiari

I parenti della vittima, assistiti dall’avvocato Domenico Vessichelli, non hanno mai smesso di cercare la verità, sospettando fin da subito che quel pranzo fosse l’origine di tutto.

La segnalazione decisiva arrivò solo all’ultimo ricovero, quando un medico oncologo sollevò per la prima volta il sospetto di avvelenamento da miceti.

La fatalità del ritardo

Il dettaglio più amaro della perizia è quel “lasso temporale” di sei giorni. In un’epoca di informazione costante, la sottovalutazione dei sintomi gastrici dopo un pasto a base di funghi si è rivelata fatale.

La giustizia farà il suo corso per accertare se quei funghi fossero stati acquistati regolarmente o raccolti senza certificazione, ma resta il vuoto per una morte che, forse, una maggiore consapevolezza dei rischi avrebbe potuto evitare.

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