Pietracatella: prende corpo l’ipotesi di duplice omicidio per Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi
Svolta nell'inchiesta sulla tragedia di Pietracatella dopo gli accertamenti in Germania. Sentiti nuovi testimoni
Pietracatella: prende corpo l’ipotesi di duplice omicidio per Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi. Svolta nell’inchiesta sulla tragedia dopo gli accertamenti in Germania. Sentiti nuovi testimoni.
Si fa sempre più concreta la pista del duplice omicidio premeditato nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, madre e figlia decedute a dicembre 2025 a Pietracatella, in provincia di Campobasso, a causa di un letale avvelenamento da ricina.
Secondo indiscrezioni trapelate da fonti qualificate, gli inquirenti avrebbero raccolto elementi rilevanti che orienterebbero con decisione l’indagine verso un’azione volontaria.
Indicazioni ufficiose in tal senso sarebbero giunte anche dagli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino, laboratorio di riferimento a cui sono stati affidati i reperti sequestrati e dove proseguono gli accertamenti analitici per rilevare la presenza della tossina su cibi e campioni prelevati nell’abitazione.
L’incrocio tra i dati tedeschi e gli esiti dei 131 prelievi biologici ed ambientali effettuati nel mese di luglio consentirà di stabilire l’esatto veicolo attraverso cui la sostanza è stata somministrata alle due donne.
Prosegue l’attività istruttoria
Nel frattempo, la Squadra Mobile di Campobasso, guidata dal dirigente Marco Graziano, prosegue l’attività istruttoria concentrandosi sul contesto familiare e sulle ore immediatamente precedenti il decesso.
Mercoledì 16 settembre 2026 gli investigatori hanno ascoltato un infermiere amico di famiglia, intervenuto a dicembre per somministrare una flebo a Sara Di Vita durante l’insorgenza dei primi sintomi, raccogliendo anche elementi sulle condizioni fisiche del padre e marito delle vittime, Gianni Di Vita.
Nella giornata di ieri, giovedì 17 settembre, è stata sentita in Questura anche la moglie del medesimo infermiere. Di contro, la difesa di Gianni Di Vita invita alla cautela e sollecita gli inquirenti a non accantonare la pista della fatalità.
L’avvocato Vittorino Facciolla ha ribadito la necessità di valutare con attenzione l’ipotesi dell’avvelenamento accidentale, richiamando le valutazioni espresse da Carlo Locatelli, tossicologo del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, il quale aveva ricordato come nei casi storici analoghi registrati in letteratura scientifica l’esposizione alla tossina sia quasi sempre avvenuta per tragica casualità.