Sannio: emergenza ambientale ad Airola, i fumi tossici dell’incendio sequestrano la comunità
Sotto accusa la gestione del sito sotto sequestro. La protesta dei residenti della Valle Caudina
Sannio: emergenza ambientale ad Airola, i fumi tossici dell’incendio sequestrano la comunità. Sotto accusa la gestione del sito sotto sequestro. La protesta dei residenti della Valle Caudina.
Dall’inizio di settembre 2026 la comunità di Airola (in provincia di Benevento) e i comuni dell’intera Valle Caudina vivono in uno stato di grave emergenza ambientale a causa del vasto incendio divampato il 31 agosto scorso all’interno dell’impianto di stoccaggio e lavorazione rifiuti (ex Falzarano Ecologia / Eco Energy).
Centinaia di famiglie si sono ritrovate costrette a barricarsi dentro casa con porte e finestre serrate per giorni, nel tentativo di proteggersi dalle diossine e dai fumi tossici sprigionati dalla combustione di materiali plastici e rifiuti indifferenziati.
Dalla disperazione e dalla rabbia per il ripetersi di simili eventi -già registratisi nel 2007 e nel 2021 nel medesimo distretto industriale- è nata una mobilitazione spontanea promossa da centinaia di ragazzi del territorio.
La contestazione sul sito sequestrato ed i focolai mai spenti
La struttura andata in fiamme era già sottoposta a sequestro giudiziario. I residenti e le associazioni locali segnalano come, attraverso le riprese aeree e satellitari, si notasse nel tempo un accumulo sproporzionato di materiali in stoccaggio, ben superiore alle quantità consentite.
A dispetto delle comunicazioni istituzionali sui livelli di emergenza in calo, i rilievi aerei condotti autonomamente dai giovani della zona hanno documentato la presenza continuativa di focolai sotto le macerie, culminati nella ripresa delle fiamme verificatasi la mattina del 9 settembre.
Le rivendicazioni del movimento “Giovani della Valle”
Il movimento orizzontale “Giovani della Valle” raccoglie oltre 600 adesioni e mira a estendere l’azione permanente a tutti i 60mila abitanti del comprensorio caudino, superando le difficoltà burocratiche che hanno portato anche all’annullamento dei permessi per la prima manifestazione di piazza.
Sotto lo striscione “Non bruciate il nostro futuro“, il movimento chiede l’estensione continuativa delle analisi ARPAC sui terreni agricoli, un censimento rigoroso di tutti i siti industriali a rischio dell’area, tempi certi per le bonifiche ed un’indagine formale sulle omissioni e sulla mancata vigilanza dell’impianto.