Sannio: scandalo centri migranti. Fondi spesi in boutique di lusso

La Guardia di Finanza notifica inviti a dedurre a 8 persone, tra cui ex dirigenti della Prefettura di Benevento. Strutture fatiscenti mentre i gestori compravano Chanel, Hermès e Prada

Redazione
Sannio: scandalo centri migranti. Fondi spesi in boutique di lusso

Sannio: scandalo centri migranti. Fondi spesi in boutique di lusso. La Guardia di Finanza notifica inviti a dedurre a 8 persone, tra cui ex dirigenti della Prefettura di Benevento. Strutture fatiscenti mentre i gestori compravano Chanel, Hermès e Prada.

I dettagli di una complessa e pesante indagine contabile scuotono la Campania e mettono in luce una fitta rete di illeciti legati alla gestione dei fondi pubblici per l’accoglienza. Fondi statali che, secondo le accuse, venivano sottratti ai servizi essenziali per i richiedenti asilo e dirottati verso stili di vita sfarzosi.

L’inchiesta, condotta in sinergia dalla Procura regionale della Corte dei Conti della Campania e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, ha portato alla contestazione di un danno erariale quantificato in 1 milione e 300 mila euro.

Dalle tutele negate allo shopping di lusso

L’attività investigativa ha svelato un contrasto stridente tra la realtà vissuta dagli stranieri ospitati e il tenore di vita dei gestori delle strutture. I soldi erogati dal Ministero dell’Interno attraverso la Prefettura di Benevento avrebbero dovuto garantire vitto, alloggio e assistenza dignitosa ai migranti.

Al contrario, ingenti somme venivano impiegate per l’acquisto di beni di lusso griffati Hermès, Chanel e Prada, nonché per finanziare costosi viaggi e soggiorni privati.

A fronte di questo “risparmio” illecito sui servizi assistenziali, le verifiche della Guardia di Finanza nei centri d’accoglienza del Consorzio “Maleventum” avrebbero portato alla luce scenari di grave degrado.

Sovraffollamento, drammatiche carenze igienico-sanitarie, carenza di beni di prima necessità e totale assenza degli standard di sicurezza imposti dai capitolati d’appalto.

I destinatari dei provvedimenti e gli “alert” in Prefettura

I finanzieri hanno notificato 8 inviti a dedurre ad altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, del danno alle casse dello Stato tra il 2014 e il 2018 (periodo in cui al consorzio sono affluiti oltre 20 milioni di euro).

Paolo Di Donato (ritenuto l’amministratore di fatto e dominus del Consorzio Maleventum) e gli amministratori e legali rappresentanti pro tempore Renza Fusco, Elio Ouechtati, Giuseppe Caligiure e Giovanni Pollastro.

Felice Panzone (ex funzionario della Prefettura di Benevento addetto alla gestione dei centri) e gli ex dirigenti dell’Area Immigrazione della stessa Prefettura, Maria Rita Circelli e Giuseppe Canale.

Le soffiate intercettate: “Passate la cera”

Un ruolo chiave nel sistema era ricoperto dall’ex funzionario prefettizio Felice Panzone. Secondo la Procura contabile, l’uomo sfruttava la propria posizione per conoscere in anticipo il calendario delle ispezioni che dovevano essere eseguite da Asl, Nas, Prefettura o persino dalle delegazioni dell’Onu.

Attraverso frasi in codice e veri e propri alert telefonici, Panzone avvisava i vertici del consorzio dell’imminenza dei controlli per permettere loro di nascondere le magagne.

“Passate la cera”, diceva per telefono, suggerendo di ripulire e sistemare alla bell’e meglio i locali prima dell’arrivo degli ispettori, omettendo sistematicamente di avviare le procedure sanzionatorie previste per le criticità riscontrate.

L’inchiesta della Corte dei Conti si muove sulla scia del parallelo procedimento penale del Tribunale di Benevento, sfociato di recente in una sentenza di condanna per i reati contestati.

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