Sannio: Piera Smeriglio, scienziata sannita, scompare a 43 anni dopo una lunga malattia
Una straordinaria carriera internazionale tra la Sapienza, Stanford e l'INSERM di Parigi, dedicata allo studio della SLA e della SMA
Sannio: Piera Smeriglio, scienziata sannita, scompare a 43 anni dopo una lunga malattia. Una straordinaria carriera internazionale tra la Sapienza, Stanford e l’INSERM di Parigi, dedicata allo studio della SLA e della SMA.
Il mondo della ricerca medica internazionale e l’intera comunità di Guardia Sanframondi, nel Beneventano, piangono la prematura scomparsa di Piera Smeriglio, stimata ricercatrice di soli 43 anni.
La scienziata, che ha dedicato la sua vita allo studio delle patologie più complesse del sistema neuromuscolare, si è spenta dopo aver lottato con coraggio contro una lunga malattia.
Originaria del Sannio beneventano, Piera Smeriglio aveva lasciato la sua terra per inseguire una vocazione accademica che l’ha portata a lavorare nei più prestigiosi istituti scientifici del mondo, tra Italia, Stati Uniti e Francia, lasciando un contributo fondamentale nello studio di patologie degenerative come la SLA e la SMA.
Dalla Sapienza alla Silicon Valley: il percorso accademico
La carriera di Piera Smeriglio è stata una costruzione progressiva di competenze di altissimo livello, unendo lo studio della biologia cellulare alle applicazioni terapeutiche d’avanguardia.
Dopo gli studi universitari a Roma, ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università La Sapienza, focalizzando le sue prime indagini scientifiche sui meccanismi legati al muscolo scheletrico.
Subito dopo il dottorato, il grande salto verso gli Stati Uniti, entrando alla Stanford University in California. In uno degli ambienti accademici più competitivi e avanzati del pianeta, la ricercatrice ha approfondito gli studi sull’epigenetica, acquisendo strumenti scientifici che avrebbero segnato la svolta della sua attività.
Il rientro in Europa e la lotta contro SLA e SMA a Parigi
Fortificata dall’esperienza americana, Piera Smeriglio era rientrata in Europa grazie all’ottenimento della prestigiosa Marie Skłodowska-Curie Fellowship, uno dei più importanti e selettivi finanziamenti europei destinati ai profili scientifici d’eccellenza, che le ha permesso di sviluppare una linea di studio autonoma e riconosciuta a livello internazionale.
Il suo percorso era così approdato in Francia, a Parigi, presso il celebre Centre de Recherche en Myologie, dove operava in qualità di ricercatrice per l’INSERM (l’Istituto francese dedicato alla salute e alla ricerca medica).
All’interno del centro, il suo lavoro era incardinato nel BOND Group (Biotherapies for Motor Neuron Disorders), un team d’élite specializzato nello sviluppo di bioterapie per le malattie del motoneurone.
L’obiettivo costante delle sue ricerche era connettere le scoperte molecolari di laboratorio direttamente alla sperimentazione clinica, per trovare risposte e trattamenti efficaci contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) e l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA).
La notizia della sua scomparsa lascia un vuoto immenso non solo nei laboratori parigini e nella comunità scientifica, ma anche a Guardia Sanframondi, fiera di una concittadina che, partendo da un piccolo paese del Sannio, era diventata un punto di riferimento internazionale nella lotta contro le malattie neuromuscolari.