Scontro totale tra gli aspiranti presidi in Campania

Oltre 2.000 candidati in Italia si contendono i posti per la dirigenza scolastica. Esplode la trincea tra il concorso ordinario 2023 e le procedure riservate. In Campania disponibili solo 50 posti per 27 scuole senza preside

Redazione
Scontro totale tra gli aspiranti presidi in Campania
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Scontro totale tra gli aspiranti presidi in Campania. Oltre 2.000 candidati in Italia si contendono i posti per la dirigenza scolastica. Esplode la trincea tra il concorso ordinario 2023 e le procedure riservate. In Campania disponibili solo 50 posti per 27 scuole senza preside.

Un’altra e profonda “linea di faglia” si apre nel cuore delle istituzioni del Mezzogiorno, scatenando una vera e propria guerra fratricida nel mondo della scuola.

La partita per le assunzioni dei nuovi dirigenti scolastici per l’anno 2026 è ufficialmente degenerata in uno scontro frontale a livello nazionale.

La Campania si attesta come l’epicentro più surriscaldato di questa contrapposizione, che vede oltre 2.000 candidati in tutta Italia spaccati su due percorsi di reclutamento diametralmente opposti per accaparrarsi una manciata di posti disponibili.

I numeri della frattura: una platea enorme per pochissime cattedre

Il sistema di reclutamento dei presidi è entrato in una fase di forte attrito strutturale a causa dello squilibrio tra le aspettative dei candidati e l’effettiva disponibilità delle sedi.

A livello nazionale si contano ancora 380 candidati nelle graduatorie del concorso ordinario 2023 (di cui 25 stanziati in Campania) a cui si contrappone il bacino della procedura riservata (il decreto ministeriale 107 nato per sanare i vecchi contenziosi storici) che vanta ben 1.500 unità ancora da assorbire.

In Campania, per l’anno scolastico 2026/27, si stima un’ossigenazione di appena 47-50 posti disponibili. Una quota insufficiente a soddisfare le richieste, nonostante nel territorio regionale si registri un’emergenza cronica.

Ben 27 istituti scolastici dislocati tra Irpinia, Sannio e Salernitano sono totalmente privi di un preside stabile da oltre tre anni, sopravvivendo grazie alle reggenze temporanee.

Lo scontro normativo sui commi della Legge di Bilancio 2026

Il terreno di scontro legale e politico si concentra sull’interpretazione dei commi 527 e 528 della Legge di Bilancio 2026, che hanno radicalmente ridisegnato le regole del gioco fondendo vincitori e idonei dell’ordinario in un unico perimetro d’assunzione:

I candidati del concorso ordinario 2023 difendono la priorità assoluta del loro canale. Secondo il comma 528, i posti per l’immissione in ruolo dei vincitori dell’ordinario devono essere rigidamente “accantonati” dal totale delle cattedre vacanti prima di far partire i meccanismi di mobilità interregionale e la successiva spartizione percentuale con il riservato.

Un comitato di vincitori e idonei dell’ordinario ha emanato un durissimo comunicato contro alcuni senatori, accusati di voler sponsorizzare un colpo di spugna politico per ampliare le maglie della procedura riservata 107.

«Il concorso ordinario rappresenta l’unico canale coerente con l’articolo 97 della Costituzione basato sul merito trasparente», denunciano i firmatari, lanciando un monito pesante: «Non si giochi sulla pelle dei candidati del Sud per costruire equilibri parlamentari a Roma».

Il sindacato spontaneo degli ordinari ha già annunciato la formale predisposizione di diffide e ricorsi d’urgenza davanti alle corti della giustizia amministrativa (TAR) e contabile, pronti a bloccare qualsiasi decreto di nomina che mini l’integrità del contingente ordinario, richiedendo sospensive cautelari e risarcimenti milionari per danno da perdita di chance.

Maria Laudando

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