Scuola: contratto presidi, firmato l’accordo 2022-2024
Aumenti medi di 500 euro al mese e arretrati fino a 6.000 euro per 8.000 presidi e dirigenti di ricerca. Valditara: «Chiusa la stagione dei blocchi»
Scuola: contratto presidi, firmato l’accordo 2022-2024. Aumenti medi di 500 euro al mese e arretrati fino a 6.000 euro per 8.000 presidi e dirigenti di ricerca. Valditara: «Chiusa la stagione dei blocchi».
In questo martedì 12 maggio 2026, il panorama del settore pubblico italiano segna un punto di svolta fondamentale per chi guida le istituzioni del sapere. Un’altra colonna portante della nazione — quella dei dirigenti scolastici e accademici — vede finalmente il riconoscimento di un nuovo assetto contrattuale.
La firma all’Aran per il triennio 2022-2024 arriva come una ventata di ossigeno economico, ma non senza sollevare quel dibattito, tipicamente italiano, tra la soddisfazione per il risultato raggiunto e la consapevolezza delle sfide ancora irrisolte.
I numeri dell’accordo
La trattativa lampo (meno di due mesi) porta benefici immediati a circa 7.550 dirigenti scolastici e 360 dirigenti universitari. Incrementi medi di circa 500 euro al mese (8,48% per la scuola, 6% per l’università).
Una “una tantum” che oscilla tra i 5.800 e i 6.000 euro medi, per gli arretrati maturati dall’inizio del 2024.
Un’importante novità normativa innalza dal 60% all’80% la quota di posti disponibili per i trasferimenti interregionali, facilitando il rientro a casa di molti dirigenti “fuori sede”.
Reazioni e contrasti
Il Ministro Giuseppe Valditara ha espresso grande soddisfazione, parlando di un impegno concreto per restituire centralità al ruolo. Tuttavia, il fronte sindacale si divide.
La Cisl esulta: per Daniela Fumarola e Ivana Barbacci, è un passo avanti decisivo per recuperare il potere d’acquisto dei lavoratori. Dirigentiscuola, invece, frena. Il presidente Attilio Fratta giudica gli aumenti “non in linea con la complessità del ruolo” e teme che i soldi arriveranno solo in autunno inoltrato.
La Uil Scuola, dal canto suo, avverte. Giuseppe D’Aprile ricorda che i presidi non sono “passacarte” o burocrati, ma figure educative centrali che necessitano di ben altra valorizzazione.
Maria Laudando