Segregata per 20 anni dal fratello e dalla cognata: condanna definitiva, per i coniugi si aprono le porte del carcere
Venti anni di umiliazioni, isolamento e privazioni della libertà personale
Segregata per 20 anni dal fratello e dalla cognata: condanna definitiva, per i coniugi si aprono le porte del carcere. Venti anni di umiliazioni, isolamento e privazioni della libertà personale.
Una storia di maltrattamenti e incubi familiari giunge finalmente al capitolo finale: la quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi della difesa, rendendo definitiva la condanna a cinque anni di carcere per Donato Corsillo e sua moglie Antonietta Iapaolo. Per i due coniugi si aprono ora ufficialmente le porte dell’istituto penitenziario.
Una vita prigioniera in una legnaia
La vicenda, che ha profondamente scosso la comunità molisana, era emersa in tutta la sua drammaticità a seguito di un blitz dei Carabinieri di Casalciprano, in provincia di Campobasso. I militari, allertati da una segnalazione anonima, si erano introdotti nell’abitazione scoprendo una realtà spettrale: Lucia, la sorella di Corsillo, all’epoca 67enne, era costretta a vivere reclusa in un piccolo locale ricavato di fianco alla legnaia.
Un ambiente privo di qualsiasi servizio basilare: niente bagno, niente riscaldamento e nessuna possibilità di uscire autonomamente. L’unico accesso alla stanza avเวniva tramite una scala a chiocciola esterna bloccata da un rudimentale sistema di chiusura dall’esterno. Ogni volta che la coppia usciva di casa, per Lucia scattava la prigionia totale.
Dalla perdita del marito all’incubo della reclusione
Il dramma della donna era iniziato molti anni prima. Dopo la morte del marito, Lucia aveva cercato rifugio e sostegno nella casa del fratello. Inizialmente accolta nella stanza precedentemente occupata dai genitori, con il passare del tempo la convivenza si è trasformata in un calvario sistematico.
I processi che si sono succeduti negli anni hanno delineato un quadro di quotidiane vessazioni: per oltre un ventennio a Lucia sono state negate le più elementari cure mediche, l’igiene personale e persino la possibilità di uscire per fare una visita sulla tomba del defunto marito.
La sentenza definitiva della Cassazione
Con la decisione emersa al termine dell’udienza del 21 ottobre, i giudici del Palazzaccio hanno accolto appieno le conclusioni della parte civile e confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Campobasso. Respinte le tesi difensive, la Giustizia ha posto un punto fermo a una vicenda di gravissima violazione dei diritti umani consumatasi nel silenzio delle mura domestiche.