Svolta a Taranto: fermato il branco di Bakary Sako
Cinque fermi per l'omicidio del bracciante: quattro sono minorenni. Il killer è un 15enne che ha fatto ritrovare il coltello. L'accusa: omicidio volontario aggravato dai futili motivi
Svolta a Taranto: fermato il branco di Bakary Sako. Cinque fermi per l’omicidio del bracciante: quattro sono minorenni. Il killer è un 15enne che ha fatto ritrovare il coltello. L’accusa: omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
La notizia della svolta nelle indagini sull’omicidio di Bakary Sako a Taranto cala come un velo di gelo su una giornata già carica di significati.
Mentre l’Italia celebra il valore della vita e della cura, la realtà di piazza Fontana ci restituisce l’immagine di un “branco” composto da ragazzini, capaci di una violenza tanto feroce quanto priva di senso.
La risposta dello Stato è stata rapida, ma il profilo dei responsabili apre una ferita sociale che va ben oltre la cronaca giudiziaria.
I profili dei presunti colpevoli
Il lavoro incessante della Squadra Mobile, guidata da Antonio Serpico, e l’analisi delle telecamere hanno portato a risultati scioccanti. Quattro dei cinque fermati hanno tra i 15 e i 16 anni. Il quinto è l’unico maggiorenne del gruppo.
A sferrare i tre fendenti mortali sarebbe stato il più giovane, un 15enne che compirà 16 anni tra pochi giorni. Dopo il fermo, il ragazzo ha indicato agli inquirenti il luogo dove aveva nascosto l’arma del delitto.
Bakary, descritto come un uomo mite, ha tentato di fuggire senza reagire. È stato inseguito, colpito con pugni e spintoni e, dopo essere stato accoltellato, ha cercato rifugio in un bar. Il branco lo ha trascinato di nuovo fuori, abbandonandolo agonizzante solo quando è stato chiaro che stava morendo.
Una vita spezzata per il nulla
Bakary Sako non stava facendo altro che onorare il proprio destino di lavoratore. Come ogni mattina alle 5:00, era sulla sua bicicletta per raggiungere il mezzo che lo avrebbe portato nei campi di Massafra.
In Italia da 13 anni, aveva lavorato come cameriere prima di adattarsi alla durissima vita da bracciante, con l’unico scopo di mantenere le due mogli (entrambe incinte) rimaste in Mali.
“Futili motivi”. Una definizione giuridica che, in questo caso, nasconde il vuoto pneumatico di una violenza nata per noia o per una macabra affermazione di potere territoriale da parte di giovanissimi.