Troppo stress. Il parroco si dimette e si ferma un anno

Redazione
Troppo stress. Il parroco si dimette e si ferma un anno

Troppo stress. Il parroco si dimette e si ferma un anno. Troppo stress e il parroco dice “basta”. Bassano perde un altro sacerdote. Si tratta, come riporta ilgiornaledivicenza.it, di don Adriano Preto Martini, parroco della Ss. Trinità, in destra Brenta, e dell’unità pastorale che comprende anche le frazioni di S. Michele e Valrovina.

Ha chiesto al vescovo un anno sabbatico, trascorrerà i prossimi mesi in una comunità francescana; «per ricaricarmi e tornare a svolgere il mio compito meglio di prima».

Nato a San Bonifacio, nel Veronese, 53 anni fa, ordinato sacerdote nel ‘92, era arrivato alla Trinità da Brogliano dove aveva contribuito in maniera decisiva alla realizzazione del nuovo centro parrocchiale.

Appena tre anni bassanesi e pochi giorni fa la richiesta di una pausa, accolta dal vescovo Pizziol. E in poco tempo, don Preto Martini è il terzo sacerdote che abbandona Bassano.

Operai nei campi 12 ore al giorno con paga da fame

Dalle prime ore di oggi, i Carabinieri del Gruppo tutela del lavoro di Venezia stanno eseguendo nelle province di Verona e Vicenza tre misure di custodia cautelare emesse dal Gip presso il tribunale di Verona.

Le misure sono emesse nei confronti di un cittadino marocchino, un albanese e una donna italiana, un’impiegata di Vicenza, per il reato di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento di lavoratori. I tre gestivano una cooperativa del settore agricolo, con sede legale a Cologna Veneta (VR).

I militari del Nil di Vicenza, con la collaborazione dei colleghi di Verona, hanno accertato lo sfruttamento di decine di cittadini marocchini impiegati, anche «in nero», in aziende agricole delle province di Vicenza, Verona e Padova.

I lavoratori versavano in stato di bisogno erano impiegati nelle campagne anche 12 ore al giorno a fronte di paghe irrisorie. Con pedinamenti, ispezioni e testimonianze di numerosi lavoratori, sono individuati i tre indagati.

Il titolare dell’azienda fornitrice di manodopera, un marocchino che si occupava del reclutamento dei lavoratori, un suo stretto collaboratore di cittadinanza albanese, con le funzioni di intermediario di manodopera, e la donna, collaboratrice di uno studio commercialista di Vicenza.

In alcuni casi, inoltre, è accertato che per evitare i controlli di polizia i lavoratori sfruttati erano alloggiati con sistemazioni di fortuna, senza riscaldamento nè energia elettrica, per poi essere svegliati alle prime luci dell’alba e accompagnati in auto nelle aziende agricole.

La cooperativa sociale si proponeva sul mercato agricolo a un prezzo decisamente vantaggioso per le ditte committenti; che utilizzavano la manodopera soprattutto in quelle attività particolarmente usuranti e faticose come la raccolta dei prodotti agricoli e l’allevamento di bestiame.

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