34 anni dalla Strage di Capaci: l’Italia celebra la Giornata della Legalità nel ricordo di Falcone

Il 23 maggio 1992 l'attentato di Cosa Nostra spezzò le vite del giudice, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Montinaro, Schifani e Dicillo. Mattarella: "Fu l'avvio della riscossa civile"

Redazione
34 anni dalla Strage di Capaci: l’Italia celebra la Giornata della Legalità nel ricordo di Falcone
La strage di Capaci

34 anni dalla Strage di Capaci: l’Italia celebra la Giornata della Legalità nel ricordo di Falcone. Il 23 maggio 1992 l’attentato di Cosa Nostra spezzò le vite del giudice, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Montinaro, Schifani e Dicillo. Mattarella: “Fu l’avvio della riscossa civile”.

Esattamente 34 anni fa, alle ore 17:58 del 23 maggio 1992, la devastante esplosione dello svincolo di Capaci apriva la stagione più drammatica della sfida di Cosa Nostra allo Stato, segnando l’inizio di una riscossa morale e istituzionale che ha cambiato per sempre il volto della nostra democrazia.

Quel pomeriggio a Capaci: la dinamica dell’attacco al cuore dello Stato

La ricostruzione di quel drammatico sabato di inizio estate del 1992 restituisce la ferocia della strategia stragista deliberata dalla “Commissione” di Cosa Nostra guidata da Totò Riina.

Il giudice Giovanni Falcone, direttore degli Affari Penali del Ministero della Giustizia e simbolo mondiale della lotta alla mafia, stava rientrando da Roma a Palermo.

Atterrato a Punta Raisi, si mise alla guida di una delle tre Fiat Croma blindate della scorta, accanto alla moglie e collega Francesca Morvillo. Alle 17:58, all’altezza del chilometro 4.860 vicino allo svincolo di Capaci, il killer Giovanni Brusca azionò un telecomando dalla collina sovrastante.

Cinquecento chili di miscela esplosiva (tritolo, pentrite e nitrato d’ammonio), nascosti in un cunicolo sotto l’asfalto, sventrarono la carreggiata.

La prima Croma marrone venne scaraventata oltre il guardrail: gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo morirono sul colpo.

La vettura bianca guidata da Falcone si schiantò contro il muro di asfalto sollevato dall’esplosione. Estratti ancora vivi dalle lamiere, il magistrato si spense alle 22:03 all’ospedale Civico; la moglie morì nella notte a causa delle gravissime lesioni riportate.

Il metodo Falcone e la nascita dell’antimafia moderna

L’attentato mirava a eliminare l’uomo che aveva decodificato, per la prima volta nella storia giudiziaria, la struttura verticistica ed economica di Cosa Nostra.

Insieme al collega e fraterno amico Paolo Borsellino — che avrebbe subìto la stessa sorte appena 57 giorni dopo in via D’Amelio —, Falcone aveva elaborato un metodo investigativo rivoluzionario.

Mappando i flussi finanziari (il celebre schema “follow the money”) e validando il “teorema Buscetta” grazie alle rivelazioni del primo grande collaboratore di giustizia, il pool antimafia istruì il Maxi Processo di Palermo, conclusosi con 360 condanne storiche che demolirono il mito dell’impunità dei clan.

Falcone fu l’architetto della moderna architettura investigativa italiana: a lui si deve l’ideazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e della Direzione Nazionale Antimafia, strumenti coordinati che permisero allo Stato, negli anni successivi alle stragi, di catturare i superlatitanti (tra cui lo stesso Riina nel gennaio 1993) e di estendere il regime detentivo speciale del 41-bis.

L’evoluzione della lotta alla mafia e la cultura della legalità

Il trentaquattresimo anniversario di Capaci ci ricorda che la lotta alla criminalità organizzata non può essere delegata esclusivamente alla magistratura o alle forze dell’ordine, ma richiede una costante rivoluzione culturale che parta dai banchi di scuola.

Le stragi del 1992 provocarono una rottura epocale nell’opinione pubblica, azzerando le zone d’ombra della tolleranza e dell’indifferenza.

Oggi, la sfida principale consiste nell’evitare che la Giornata della Legalità si riduca a una vuota liturgia istituzionale o a una celebrazione puramente retorica per i giovani nati nel nuovo millennio, i quali non hanno vissuto il terrore di quegli anni, ma ereditano la responsabilità di vigilare sulle nuove e sofisticate infiltrazioni mafiose nel welfare e nel mondo degli appalti.

Maria Laudando

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