A tre mesi dalla morte di Francesco Guccini
Il poeta cantante nel 1976 aveva già detto in poche parole dei sentimenti odierni
A tre mesi dalla morte di Francesco Guccini c’è stato un evento a Bologna chiamato “canzone per un amico” dove si sono radunate migliaia di persone per ricordarlo.
Il poeta cantante nel 1976 aveva già detto in poche parole dei sentimenti odierni:
“ma se io avrei previsto tutto questo dato causa e pretesto” il pretesto di come funziona la società “Io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista
Io frocio, io perché canto so imbarcare
Io falso, io vero, io genio, io cretino
Io solo qui alle quattro del mattino
L’angoscia e un po’ di vino, voglia di bestemmiare”
Gli anni passano, le persone al potere sono nuove, ma la discriminazione è sempre all’ordine del giorno.
“Io ascolto e non capisco e tutto attorno mi stupisce
la vita, com’è fatta e come uno la gestisce
e i mille modi e i tempi, poi le possibilità,
le scelte, i cambiamenti, il fato, le necessità
e ancora mi domando se sia stato mai felice,
se un dubbio l’ ebbe mai, se solo oggi si assopisce”
Lettura profonda e devastante dell’andare in avanti negli anni con visione della vita in maniera tanto diversa, ma con grande saggezza.
Oggi spesso le persone anziane vengono messe da parte, ma da loro si dovrebbero seguire indirizzi del futuro, su esperienze comunque vissute, non sempre corrette ma da dover ascoltare, specialmente nel tessuto moderno dei rapporti tra le persone.
Si parla di Burnout (scoppiare) nel mondo del lavoro, ovvero essere in grandi aziende, dover far finta di essere sempre al top, ma è normale che sia le debolezze prima o poi escono fuori, e non sempre in maniera positiva.
“Cinque anatre andavano a sud
Forse una soltanto vedremo arrivare
Ma quel suo volo certo vuole dire
Che bisognava volare, che bisognava volare
Che bisognava volare, che bisognava volare”
La famosa parola resilienza spiegata in poche righe, con una musica che mette i brividi sempre e la vera lezione è che si deve essere combattenti nella vita.
“Infatti i fiori della prima volta
Non c’erano già più nel Sessantotto
Scoppiava finalmente la rivolta
Oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io già urlavo che
Dio era morto, a monte, ma però
Contro il sistema anch’io mi ribellavo
Cioè, sognando Dylan e i Provos”
Anche lui ante-litteram rivoltoso, ma con eleganza, sagacia, onestà intellettuale, parole condite di genialità. Voglio finire con una domanda spiazzante.
MA DIO E’ MORTO VERAMENTE o è solo elucubrazione della mente di alcuni?
ED AUSCHWITZ E’ SERVITO COME MONITO PER LE GENERAZIONI FUTURE CHE VANNO VERSO LA CATTIVERIA?
Emanuele Buonauguro