Agente penitenziario di 37 anni si toglie la vita in un bosco nel Brindisino
Il corpo dell’uomo, in servizio nel carcere di Lecce, è stato trovato nella sua auto a San Pancrazio Salentino. Tra le ipotesi al vaglio quella del suicidio
Agente penitenziario di 37 anni toglie la vita in un bosco nel Brindisino. Il corpo dell’uomo, in servizio nel carcere di Lecce, è stato trovato nella sua auto a San Pancrazio Salentino. Tra le ipotesi al vaglio quella del suicidio.
Un agente della polizia penitenziaria di 37 anni è stato trovato morto nella giornata di ieri all’interno della propria automobile, in una zona boschiva di San Pancrazio Salentino, nell’area di Sant’Antonio alla Macchia, in provincia di Brindisi. L’uomo prestava servizio nel carcere di Lecce.
Sulla vicenda sono in corso gli accertamenti della Procura di Brindisi. Tra le ipotesi prese in considerazione dagli inquirenti c’è quella del suicidio.
Secondo le prime informazioni, l’agente avrebbe utilizzato la pistola d’ordinanza, ritrovata accanto al corpo. Il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Sofia Putignani, non ha ancora concesso il nulla osta per i funerali.
Le circostanze della morte restano al vaglio degli investigatori, che dovranno ricostruire quanto accaduto e chiarire ogni aspetto della vicenda.
Il cordoglio del sindaco: «Una famiglia esemplare»
La notizia ha profondamente scosso la comunità di San Pancrazio Salentino. Il sindaco Edmondo Moscatelli ha affidato a una nota un messaggio di cordoglio rivolto ai familiari del 37enne.
«Una notizia che sconvolge la nostra comunità, una famiglia esemplare, un ragazzo perbene», ha scritto il primo cittadino, invitando la cittadinanza a stringersi attorno ai familiari nel rispetto del loro dolore.
Il sindaco ha quindi rivolto un pensiero alla moglie, al figlio, ai genitori e a tutti i parenti dell’agente, chiedendo rispetto e silenzio mentre le autorità proseguono le indagini.
Il Sappe: «Non sia liquidata come l’ennesima tragedia di cronaca»
Sulla morte del poliziotto penitenziario è intervenuto anche Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria.
«La morte del poliziotto penitenziario in servizio presso il carcere di Lecce, marito e padre di un bambino, non può essere liquidata come l’ennesima tragedia di cronaca destinata a scomparire nel giro di pochi giorni», ha dichiarato il rappresentante sindacale.
Pilagatti ha inoltre riferito che, alcune settimane prima della tragedia, l’agente gli aveva confidato una preoccupazione legata a una questione di servizio, chiedendogli un consiglio. Il segretario del Sappe avrebbe cercato di rassicurarlo, assicurandogli ascolto e sostegno.
Secondo quanto riferito dal sindacalista, nella stessa giornata del ritrovamento il 37enne sarebbe stato ascoltato proprio in relazione a quella vicenda professionale.
Le condizioni di lavoro nel carcere di Lecce
Nel suo intervento, Pilagatti ha invitato a non alimentare sospetti o giudizi prematuri sulla vicenda professionale che avrebbe preoccupato l’agente negli ultimi tempi.
«Una questione di servizio, qualunque ne sia la natura e l’esito, non può cancellare una vita fatta di affetti, impegno e serietà, né diventare motivo per mettere in discussione, senza elementi accertati, la dignità di una persona», ha sottolineato.
Mentre la comunità si stringe attorno alla famiglia del 37enne, la Procura prosegue gli accertamenti per fare piena luce sulla morte dell’agente. Saranno le verifiche investigative a chiarire le circostanze della tragedia, senza anticipare conclusioni sulle cause o su eventuali collegamenti con la vicenda professionale.