Avellino: scambio di neonate in clinica, risarcimento da 100mila euro per una mamma

Per tre giorni le culle furono invertite a causa di una negligenza del personale. Il verdetto: «Grave trauma psicologico»

Redazione
Avellino: scambio di neonate in clinica, risarcimento da 100mila euro per una mamma
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Avellino: scambio di neonate in clinica, risarcimento da 100mila euro per una mamma. Per tre giorni le culle furono invertite a causa di una negligenza del personale. Il verdetto: «Grave trauma psicologico».

Un errore macroscopico, tre giorni vissuti nell’inconsapevolezza più totale e un trauma psicologico destinato a durare nel tempo. Il Tribunale civile di Avellino ha condannato una nota clinica privata del territorio a risarcire con una cifra superiore ai 100mila euro una delle due madri coinvolte nel clamoroso scambio di culle avvenuto nel 2017, subito dopo il parto.

La sentenza di primo grado mette un punto fermo, sul piano della responsabilità civile, a una vicenda che all’epoca dei fatti destò enorme scalpore in tutta l’Irpinia.

Tre giorni con la figlia sbagliata: il cortocircuito in corsia

Le due bambine erano nate a pochissime ore di distanza l’una dall’altra all’interno della medesima struttura sanitaria. Secondo quanto minuziosamente ricostruito durante il dibattimento processuale:

Subito dopo la nascita, durante le routinarie operazioni di pulizia e vestizione nel nido, i neonati vennero scambiati e affidati alle madri sbagliate. Per circa settantadue ore, entrambe le donne hanno accudito, cullato e allattato al seno una figlia non biologica.

Il clamoroso scambio venne alla luce soltanto il giorno delle dimissioni e per puro caso. Un gonfiore agli occhi di una delle piccole impose una visita oculistica di controllo, momento in cui le due neo-mamme si trovarono contemporaneamente nella stessa stanza.

Una delle due donne, mossa da un sesto senso, decise di ispezionare il codice identificativo impresso sul braccialetto di plastica della neonata, scoprendo che la sequenza numerica non corrispondeva affatto a quella assegnatale al momento del ricovero.

I successivi e immediati esami del DNA, disposti d’urgenza dalla direzione sanitaria della clinica dopo il blocco delle dimissioni, confermarono ufficialmente la drammatica inversione delle culle.

Archiviato il penale, il giudice civile riconosce il danno biologico

Se sul fronte penale l’intera vicenda era stata archiviata dalla Procura, in quanto rubricata come una gravissima negligenza del personale ma priva del dolo necessario per configurare un reato, la giustizia civile ha preso una strada diametralmente opposta.

La consulenza tecnica d’ufficio (Ctu) di natura medico-legale ha infatti certificato lo sviluppo di una vera e propria sindrome da stress post-traumatico nella donna che ha intentato la causa (l’unica delle due madri ad aver richiesto i danni).

Il giudice ha quantificato il danno non patrimoniale basandosi su una serie di disturbi cronici documentati, tra cui insonnia persistente, stati d’ansia invalidanti, ipervigilanza e continui flashback legati a quei giorni d’inferno.

Dalla perizia è emerso inoltre un ulteriore dettaglio doloroso: nei tre giorni dello scambio, la figlia biologica della donna non era mai riuscita ad attaccarsi correttamente al seno dell’altra madre a cui era stata erroneamente assegnata, compromettendo l’avvio naturale dell’allattamento primario.

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