Catastrofe in Venezuela: doppio terremoto magnitudo 7.2 e 7.5
Le due scosse principali sono avvenute a distanza di appena 40 secondi nello stato di Yaracuy. Scatta la solidarietà internazionale. Nessuna vittima italiana
Catastrofe in Venezuela: doppio terremoto magnitudo 7.2 e 7.5. Le due scosse principali sono avvenute a distanza di appena 40 secondi nello stato di Yaracuy. Scatta la solidarietà internazionale. Nessuna vittima italiana.
Una catastrofe senza precedenti nell’ultimo secolo ha colpito il Venezuela nelle ultime ore. Una spaventosa “doppia sequenza sismica” — con due violentissime scosse registrate a meno di un minuto di distanza l’una dall’altra — ha seminato distruzione nel nord del Paese, provocando il crollo di numerosi edifici anche nella capitale Caracas.
La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha dichiarato immediatamente lo stato di emergenza nazionale, parlando di una situazione grave e confermando un primo tragico bilancio ufficiale di almeno 32 morti e oltre 700 feriti, numeri che purtroppo le autorità stimano destinati a salire drammaticamente nelle prossime ore.
La dinamica: due super scosse in 40 secondi
Secondo i dati preliminari diffusi dall’US Geological Survey (USGS), la regione settentrionale è stata investita da una liberazione di energia spaventosa. Il primo shock (M 7.2) si è verificato poco dopo le ore 18:00 locali di mercoledì 24 giugno (la mezzanotte in Italia) nell’area di San Felipe, capoluogo dello stato di Yaracuy.
La seconda scossa (M 7.5), appena 39-40 secondi dopo, un secondo e ancora più devastante sisma si è sprigionato a 23 km a sud-est di Yumare (sempre nello stato di Yaracuy). Trattandosi di un’area che ospita alcune delle maggiori raffinerie di petrolio del Paese, l’attenzione delle autorità è massima.
Sono già state registrate più di 20 scosse di assestamento. L’energia è stata tale da essere distintamente avvertita non solo in tutto il Venezuela, ma anche nelle isole caraibiche (Aruba, Bonaire, Curaçao), in Colombia e fino ad alcune città del nord del Brasile (come Manaus), situate a oltre 1500 km dall’epicentro. L’allerta tsunami inizialmente emessa per il Mar dei Caraibi è successivamente rientrata.
Caracas in ginocchio: crolli, blackout e servizi interrotti
Sebbene la capitale si trovi a circa 200-300 chilometri dagli epicentri, l’onda d’urto ha provocato scene di panico assoluto e danni pesanti. Trattandosi del 24 giugno — giorno di festa nazionale in Venezuela per la storica Battaglia di Carabobo — moltissime persone si trovavano in casa al momento del disastro, fattore che potrebbe aver influito sul bilancio delle vittime.
A Caracas i crolli maggiori si registrano nei municipi di Altamira (dove sono venuti giù interamente almeno tre palazzi) e Los Palos Grandes, oltre che nella zona densamente popolata di Catia La Mar (nello stato costiero di La Guaira, dichiarato zona di disastro).
I servizi di erogazione di luce e gas sono stati interrotti nelle aree più colpite per prevenire esplosioni e incendi. Sospesa l’acqua potabile in ampi settori di Caracas.
L’aeroporto internazionale Simón Bolívar di Maiquetía (lo scalo principale della capitale) ha subito gravi danni strutturali e tutti i voli sono stati cancellati. Le scuole rimarranno chiuse in tutto il Paese fino alla fine della settimana.
Nessuna vittima italiana, Tajani attiva l’Europa
La folta comunità italiana presente in Venezuela è monitorata costantemente dalle autorità diplomatiche. L’ambasciatore italiano a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, ha confermato ai microfoni di RaiNews24 che al momento «non risultano vittime italiane», sebbene vi siano notizie stabili di connazionali che hanno visto le proprie abitazioni seriamente danneggiate o distrutte.
L’ambasciata, insieme ai consolati generali di Caracas e Maracaibo, è al lavoro per verificare la sicurezza di tutti i cittadini italiani presenti. Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha espresso vicinanza al Paese e ha proposto all’Unione Europea di attivare immediatamente il meccanismo di Protezione Civile.
La risposta internazionale
Gli Stati Uniti si sono subito mossi mobilitando un team di assistenza del Dipartimento di Stato, guidato dal responsabile degli aiuti esteri Jeremy Lewin, che invierà squadre di ricerca e soccorso (Usar), beni di prima necessità e forniture mediche d’emergenza in coordinamento con il governo venezuelano.
Anche i paesi del continente sudamericano hanno risposto all’appello: il presidente dell’Ecuador Daniel Noboa ha ordinato l’invio immediato di aiuti umanitari, affiancato dalle mobilitazioni tempestive di Brasile (su input del presidente Lula), Panama e dal Salvador, da dove il presidente Nayib Bukele ha annunciato la partenza di 300 soccorritori specializzati.