Giornata Mondiale della Tartaruga Marina 2026: difendere gli antichi navigatori degli oceani
Delle 7 specie esistenti al mondo, la maggior parte è classificata a rischio estinzione. In Italia riflettori accesi sulle nidificazioni della Caretta caretta, sentinella ecologica del Mar Mediterrane
Giornata Mondiale della Tartaruga Marina 2026: difendere gli antichi navigatori degli oceani. Delle 7 specie esistenti al mondo, la maggior parte è classificata a rischio estinzione. In Italia riflettori accesi sulle nidificazioni della Caretta caretta, sentinella ecologica del Mar Mediterraneo.
Oggi, martedì 16 giugno 2026, tutto il pianeta celebra la Giornata Mondiale della Tartaruga Marina (World Sea Turtle Day). Questa ricorrenza internazionale non è solo un omaggio a una delle creature più antiche, iconiche e affascinanti degli oceani, ma rappresenta un cruciale momento di mobilitazione e sensibilizzazione sulla protezione di una specie fortemente minacciata dalle attività umane.
La data del 16 giugno è stata scelta per onorare la nascita del professor Archie Carr (nato il 16 giugno 1909), biologo statunitense universalmente riconosciuto come il “padre” della conservazione delle tartarughe marine, il cui lavoro di ricerca e salvaguardia in Costa Rica ha gettato le basi per la tutela globale di questi rettili.
Un legame antico con la Terra
Le tartarughe marine popolano i mari del nostro pianeta da oltre 110 milioni di anni, essendo riuscite a sopravvivere persino all’estinzione dei dinosauri. Svolgono un ruolo ecologico insostituibile per la salute degli ecosistemi marini.
Mantengono l’equilibrio delle praterie di posidonia e delle barriere coralline. Nutrendosi di meduse, ne controllano la proliferazione, garantendo la biodiversità ittica.
Le principali minacce causate dall’uomo
Nonostante la loro straordinaria resistenza evolutiva, oggi le tartarughe marine rischiano di scomparire a causa dell’impatto antropico. Scambiando sacchetti e frammenti di plastica per meduse, le tartarughe li ingeriscono, andando incontro al blocco dell’apparato digerente e al soffocamento.
Ogni anno migliaia di esemplari rimangono intrappolati, Bycatch, nelle reti da pesca a strascico o feriti dagli ami dei palamiti. Il turismo di massa, l’erosione costiera e l’inquinamento luminoso distruggono o alterano le spiagge scelte dalle femmine per deporre le uova, disorientando i piccoli appena nati nel loro viaggio verso il mare.
L’aumento globale delle temperature della sabbia sta alterando il rapporto tra i sessi delle covate, poiché il sesso dei nascituri dipende dalla temperatura di incubazione (temperature più calde generano quasi esclusivamente femmine).
Il focus sull’Italia e il Mar Mediterraneo
Nel nostro Paese la specie simbolo è la Caretta caretta. Negli ultimi anni, anche a causa del progressivo riscaldamento delle acque del Mediterraneo, l’Italia sta registrando un numero record di nidificazioni lungo le sue coste.
Le spiagge di Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Sardegna (ma con segnalazioni sempre più frequenti anche in Toscana, Lazio e Liguria) sono diventate culle fondamentali per la sopravvivenza della specie.
Proprio in queste settimane di giugno è iniziata la stagione della deposizione delle uova, che mobilita centinaia di scienziati e volontari di associazioni ambientaliste (come WWF, Legambiente ed ENPA).
I volontari pattugliano i litorali all’alba alla ricerca delle tracce lasciate dalle madri sulla sabbia, provvedendo immediatamente a recintare, videosorvegliare e mettere in sicurezza i nidi per proteggerli dai bagnanti e dai mezzi meccanici di pulizia delle spiagge fino al momento della schiusa, prevista tra la fine dell’estate e l’autunno.
Maria Laudando