Giornata Mondiale contro la Desertificazione 2026: rigenerare la terra per garantire il futuro
Oltre il 25% della popolazione mondiale subisce già gli effetti della carenza idrica cronica. In Italia i riflettori sono accesi sul rischio degrado dei suoli nel Mezzogiorno e nelle isole
Giornata Mondiale contro la Desertificazione 2026: rigenerare la terra per garantire il futuro. Oltre il 25% della popolazione mondiale subisce già gli effetti della carenza idrica cronica. In Italia i riflettori sono accesi sul rischio degrado dei suoli nel Mezzogiorno e nelle isole.
Oggi, mercoledì 17 giugno 2026, la comunità internazionale celebra la Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità (World Day to Combat Desertification and Drought).
Istituita ufficialmente dalle Nazioni Unite nel 1994 (in concomitanza con l’adozione della Convenzione ONU per la lotta alla desertificazione – UNCCD), questa ricorrenza rappresenta un appello globale per riflettere sul degrado del suolo e promuovere pratiche concrete per la gestione sostenibile della terra e delle risorse idriche.
Nel contesto attuale, segnato da mutamenti climatici sempre più evidenti e frequenti anomalie termiche, la giornata del 17 giugno non è solo una celebrazione istituzionale, ma un termometro della crisi ecologica planetaria.
Desertificazione e siccità: due fenomeni distinti ma interconnessi
Spesso confusi, i due fenomeni si alimentano a vicenda in un circolo vizioso amplificato dalle attività umane. La desertificazione non è l’avanzata letterale dei deserti esistenti, ma il processo di degrado biologico ed economico dei suoli nelle aree aride, semiaride e subumide secche. È causata principalmente da deforestazione, agricoltura intensiva, pascolo eccessivo e pratiche di irrigazione errate.
La siccità, invece, è una prolungata carenza di precipitazioni meteorologiche rispetto alla media storica di un territorio, capace di decimare i raccolti, prosciugare le falde acquifere e compromettere gli ecosistemi fluviali.
Gli obiettivi globali dell’ONU
L’edizione del 2026 si focalizza sulla necessità di accelerare il raggiungimento della Neutralità del Degrado del Suolo (Land Degradation Neutrality – LDN), un obiettivo cardine dell’Agenda 2030 che prevede il ripristino degli ecosistemi convertendo i terreni degradati attraverso la riforestazione e l’agroecologia.
Inoltre, l’agricoltura resiliente, promuovendo tecniche di coltivazione che preservino l’umidità e la struttura organica del terreno senza abusare di fertilizzanti chimici. Infine, i diritti sulla terra, garantendo alle comunità locali e alle donne un accesso equo alla gestione dei suoli, elemento chiave per una custodia sostenibile del territorio.
La situazione in Italia: il Mediterraneo è un “hotspot” climatico
L’Italia e l’intero bacino del Mediterraneo si trovano in prima linea in questa emergenza. Secondo i dati più recenti dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), oltre un quinto del territorio nazionale è a rischio desertificazione.
Le regioni meridionali e insulari – in particolare Sicilia, Sardegna, Puglia, Calabria e Basilicata – presentano le criticità maggiori a causa di stagioni estive sempre più precoci, calde e povere di piogge stabili, alternate a fenomeni meteorologici estremi e violenti (le cosiddette “bombe d’acqua”) che erodono lo strato fertile del terreno anziché idratarlo.
La sfida prioritaria per il nostro Paese in questo 2026 risiede nella modernizzazione delle infrastrutture idriche (per azzerare le gravose perdite di rete che superano il 40% a livello nazionale) e nell’adozione di piani straordinari di invasi e bacini di accumulo piovano, indispensabili per proteggere il comparto agricolo e la sicurezza alimentare della popolazione.
Maria Laudando