Delitto in cella al “Caridi” di Catanzaro: cinque arresti per il pestaggio mortale di Antonio Pugliese

Arrestato l'esecutore materiale Cataldo De Luca; altri quattro detenuti accusati di concorso omissivo per non essere intervenuti

Redazione
Delitto in cella al “Caridi” di Catanzaro: cinque arresti per il pestaggio mortale di Antonio Pugliese
Carcere catanzaro

Delitto in cella al “Caridi” di Catanzaro: cinque arresti per il pestaggio mortale di Antonio Pugliese. Arrestato l’esecutore materiale Cataldo De Luca; altri quattro detenuti accusati di concorso omissivo per non essere intervenuti.

Una svolta decisiva fa luce su un brutale fatto di sangue consumato dietro le sbarre. Al termine di quasi due anni di complesse indagini, la Procura di Catanzaro ha ricostruito l’esatta dinamica dell’omicidio di Antonio Pugliese, pestato a morte nella sua cella del carcere “Ugo Caridi” il 7 luglio 2024.

L’operazione, condotta dagli agenti della Squadra Mobile, ha portato all’arresto di cinque persone (di cui quattro già detenute), accusate a vario titolo di aver preso parte o di aver permesso l’esecuzione del feroce delitto, scaturito da banali dissapori personali all’interno della struttura penitenziaria.

Il movente futile e la violenza del pestaggio

Le indagini, coordinate dalla sostituta procuratrice Sarah Cacciaguerra e avallate dalla gip Teresa Lidia Gennaro, hanno svelato i retroscena di un’aggressione di inaudita violenza.

All’origine del delitto ci sarebbe un alterco esploso nella cella tra la vittima e il quarantunenne Cataldo De Luca, originario di Cirò Marina. Pugliese avrebbe rivolto a De Luca l’epiteto offensivo di «Pisciaturu», colpendolo poi con uno schiaffo al volto così forte da fargli volare gli occhiali.

De Luca ha reagito scagliandosi contro Pugliese, che in quel momento si trovava in uno stato di forte alterazione psicofisica dovuto all’assunzione di alcol e stupefacenti.

La vittima è stata colpita ripetutamente con calci e pugni sferrati con forza inaudita alla testa, al torace e all’addome, riportando lesioni interne devastanti che ne hanno causato il decesso nel giro di pochissimi minuti.

Il ruolo del “branco” e il concorso omissivo

L’aspetto più inquietante della vicenda, ricostruito grazie alle immagini della videosorveglianza interna e alle perizie tecnico-scientifiche, riguarda la condotta degli altri detenuti presenti al momento del dramma.

Mentre De Luca infieriva sulla vittima, quattro compagni di reparto sono rimasti a guardare passivamente la scena, senza muovere un dito per fermare l’azione omicida o per dare l’allarme ai guardiani.

Per questa condotta inerte, le manette sono scattate per Gianluca La Forgia (42 anni), Vincenzo Malena (46 anni), Francesco Molinaro (43 anni) e il cittadino bulgaro Dimitar Dimitrov Todorov (29 anni).

Pur avendo escluso un loro ruolo materiale nelle percosse, i magistrati li hanno formalmente accusati di concorso omissivo in omicidio, configurando una precisa responsabilità penale per non aver impedito un reato che si stava consumando sotto i loro occhi.

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