“Giocarsi la vita. Azzardo e adescamento online”: a Roma il convegno UCIIM sulle insidie del digitale per i giovani

Convegno nella sede nazionale dell'associazione a conclusione del progetto "Reti in gioco!". Presenti la viceministra Bellucci ed i vertici di Copercom, ANSPI e CEI

Redazione
“Giocarsi la vita. Azzardo e adescamento online”: a Roma il convegno UCIIM sulle insidie del digitale per i giovani
La locandina

“Giocarsi la vita. Azzardo e adescamento online“: a Roma il convegno UCIIM sulle insidie del digitale per i giovani. Convegno nella sede nazionale dell’associazione a conclusione del progetto “Reti in gioco!”. Presenti la viceministra Bellucci ed i vertici di Copercom, ANSPI e CEI

Le opportunità offerte dal mondo digitale, ma anche le sue insidie, sempre più complesse e pervasive, soprattutto per le nuove generazioni. È stato questo il filo conduttore del convegno nazionale “Giocarsi la vita. Azzardo e adescamento online”, promosso dal Copercom (Coordinamento delle associazioni per la comunicazione) presso la sede nazionale dell’UCIIM (Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori), a Roma, a conclusione del progetto “Reti in gioco!”, realizzato dall’ANSPI (Associazione Nazionale San Paolo Italia) e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Un appuntamento di approfondimento e confronto che ha riunito esponenti del mondo associativo, educativo, ecclesiale e istituzionale, con l’obiettivo di accendere i riflettori su due fenomeni che interrogano profondamente la società contemporanea: la dipendenza dal gioco d’azzardo e i pericoli dell’adescamento online.

Due realtà differenti, ma accomunate dalla capacità di insinuarsi nelle fragilità personali e relazionali, coinvolgendo sempre più spesso adolescenti e giovani e mettendo a dura prova il ruolo educativo delle famiglie, della scuola e delle comunità.

Il titolo del convegno, “Giocarsi la vita”, racchiude il significato profondo dell’iniziativa, richiamando l’attenzione sui rischi di comportamenti che, dietro l’apparente leggerezza del gioco o le possibilità di socializzazione offerte dalla rete, possono trasformarsi in esperienze di dipendenza, isolamento e vulnerabilità.

Il mondo digitale, ormai parte integrante della quotidianità dei più giovani, costituisce uno spazio ricco di opportunità per apprendere, comunicare e costruire relazioni. Tuttavia, un utilizzo privo di consapevolezza e di adeguati strumenti di protezione può esporre i minori a situazioni di rischio, dalle forme di manipolazione psicologica alle pratiche di adescamento, fino ai comportamenti compulsivi legati al gioco.

Da qui la necessità di promuovere una cultura della prevenzione che non si limiti alla denuncia dei pericoli, ma sappia offrire ai ragazzi strumenti concreti per riconoscere le situazioni problematiche, sviluppare senso critico e maturare un rapporto equilibrato con la tecnologia. Il convegno ha inteso proprio favorire questo approccio, mettendo in dialogo competenze e sensibilità differenti e sottolineando l’importanza di una responsabilità educativa condivisa tra istituzioni, associazioni, famiglie, scuola e realtà ecclesiali.

L’introduzione spirituale di suor Teresa Braccio

Ad aprire i lavori è stata l’introduzione spirituale di suor Teresa Braccio, delle Figlie di San Paolo, che ha offerto una prospettiva di riflessione sul valore della persona e sull’importanza di accompagnare i giovani nel loro percorso di crescita, ponendo al centro la dignità umana e la cura delle relazioni.

Sono seguiti i saluti istituzionali della presidente nazionale dell’UCIIM, Elena Fazi, e del presidente dell’ANSPI, Giuseppe Dessì, che hanno accolto i partecipanti nella sede dell’associazione, sottolineando il valore di un’iniziativa capace di mettere in rete esperienze e competenze maturate in ambito educativo e sociale.

"Giocarsi la vita. Azzardo e adescamento online": a Roma il convegno UCIIM sulle insidie del digitale per i giovani
Un momento del convegno

A moderare l’incontro è stato Stefano Di Battista, presidente del Copercom, che ha guidato il confronto tra i diversi relatori, favorendo l’approfondimento delle molteplici dimensioni del fenomeno e l’individuazione delle possibili strategie di prevenzione.

Tra gli interventi di rilievo, quello di Carlo Di Noto, dell’Associazione Meter, realtà impegnata nella tutela dei minori e nel contrasto agli abusi, che ha portato l’attenzione sulle criticità legate alla sicurezza dei più giovani in rete e sui rischi connessi ai fenomeni di adescamento online.

La dimensione digitale può infatti diventare un ambiente nel quale soggetti vulnerabili vengono avvicinati e manipolati attraverso strategie di persuasione e di costruzione artificiosa della fiducia. Un fenomeno che rende indispensabili l’educazione alla sicurezza digitale, la capacità di riconoscere comportamenti sospetti e la presenza di adulti di riferimento in grado di ascoltare e intervenire.

Sul fronte delle dipendenze e del disagio, il contributo di Fabrizio Seripa, del CEIS don Mario Picchi, ha arricchito il confronto con la prospettiva di chi opera nell’ambito del recupero e del sostegno alle persone coinvolte in comportamenti problematici. Il gioco d’azzardo patologico, infatti, non si esaurisce nella perdita di denaro, ma può incidere profondamente sull’equilibrio psicologico, sulle relazioni familiari, sulla vita sociale e sulla capacità di progettare il futuro.

La dipendenza può svilupparsi gradualmente, alimentata dalla ricerca di gratificazione immediata e dalla difficoltà di interrompere comportamenti che, nel tempo, finiscono per compromettere la quotidianità. Per questo, accanto alla prevenzione, risultano fondamentali l’ascolto, l’individuazione precoce delle situazioni di rischio e la possibilità di accedere a percorsi di sostegno adeguati.

Un’ulteriore prospettiva è stata offerta da Adriano Bordignon, del Forum delle Associazioni Familiari, che ha contribuito a riportare al centro del dibattito il ruolo della famiglia nella costruzione di ambienti educativi capaci di proteggere e accompagnare i giovani.

Le famiglie rappresentano, infatti, un primo e fondamentale presidio di prevenzione, ma non possono essere lasciate sole di fronte a fenomeni che evolvono rapidamente e che spesso si sviluppano all’interno di spazi digitali difficili da monitorare.

Diventa quindi essenziale rafforzare la collaborazione tra genitori, insegnanti, educatori e istituzioni, promuovendo occasioni di formazione e confronto che consentano di comprendere meglio i linguaggi, le abitudini e le fragilità delle nuove generazioni. L’educazione digitale non deve essere intesa soltanto come trasmissione di competenze tecniche, ma soprattutto come formazione alla responsabilità, al rispetto di sé e degli altri e alla consapevolezza delle conseguenze delle proprie scelte.

In questo contesto, il contributo di Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), ha arricchito il dibattito con la prospettiva ecclesiale sul rapporto tra comunicazione, educazione e responsabilità sociale. La comunicazione, infatti, non è mai soltanto uno strumento, ma anche uno spazio nel quale si costruiscono relazioni, si formano opinioni e si sviluppa la percezione di sé e degli altri. Da qui l’importanza di promuovere un uso consapevole dei media, capace di valorizzare le opportunità della rete senza sottovalutarne le criticità.

La testimonianza

Particolarmente significativa è stata la testimonianza diretta di un ex ludopatico, che ha condiviso la propria esperienza, offrendo ai partecipanti uno sguardo concreto sulle conseguenze della dipendenza dal gioco d’azzardo.

La sua presenza ha rappresentato uno dei momenti più intensi dell’incontro, riportando il confronto dalle analisi e dalle riflessioni teoriche alla dimensione umana di una problematica che può coinvolgere persone di ogni età e condizione sociale.

La testimonianza personale ha permesso di richiamare l’attenzione sul peso che la dipendenza può esercitare sulla vita individuale e sulle relazioni, ma anche sull’importanza di riconoscere le proprie difficoltà e di intraprendere un percorso di recupero.

Ascoltare chi ha vissuto direttamente questa esperienza significa contribuire a superare stereotipi e pregiudizi, favorendo una maggiore comprensione del fenomeno e una cultura dell’accoglienza e del sostegno.

La dipendenza, infatti, non può essere affrontata attraverso il giudizio, ma richiede percorsi di accompagnamento, solidarietà e interventi capaci di restituire alla persona la possibilità di ricostruire la propria vita.

A concludere i lavori è stata la viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, la cui partecipazione ha confermato la rilevanza istituzionale dei temi affrontati durante il convegno.

Nel suo intervento, la viceministra ha richiamato l’impegno del Governo e degli enti pubblici nel contrasto al gioco d’azzardo e nella tutela dei minori dai rischi connessi all’ambiente digitale, compresi i fenomeni di adescamento online.

La presenza istituzionale ha rappresentato un’occasione per ribadire l’importanza di politiche di prevenzione e di interventi coordinati, in grado di coinvolgere le realtà territoriali e le organizzazioni che operano quotidianamente a contatto con le famiglie e con i giovani.

La tutela dei minori richiede un’attenzione costante e un impegno che sappia coniugare sensibilizzazione, educazione e protezione, valorizzando il contributo delle associazioni e delle comunità educanti. Un compito che non riguarda soltanto le istituzioni, ma chiama in causa l’intera società, chiamata a riconoscere tempestivamente le nuove forme di vulnerabilità e a costruire risposte efficaci e condivise.

Il convegno ha rappresentato il momento conclusivo del progetto “Reti in gioco!”, promosso dall’ANSPI e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, un percorso che ha posto al centro la necessità di rafforzare le reti educative e sociali per rispondere alle nuove fragilità e alle trasformazioni che interessano il mondo giovanile.

La complessità dei fenomeni legati alle dipendenze e alla sicurezza online rende indispensabile la costruzione di alleanze tra soggetti diversi, capaci di condividere esperienze, competenze e strumenti di intervento.

Scuole, famiglie, associazioni, comunità ecclesiali e istituzioni sono chiamate a collaborare per creare ambienti nei quali i giovani possano crescere, sviluppare autonomia e affrontare con maggiore consapevolezza le opportunità e i rischi della società digitale.

Il valore del progetto risiede anche nella possibilità di consolidare una rete di relazioni che continui a operare oltre il singolo appuntamento, mantenendo alta l’attenzione sulle problematiche emerse e promuovendo una cultura della prevenzione.

L’incontro di Roma ha ribadito, in definitiva, che contrastare il gioco d’azzardo patologico e l’adescamento online significa soprattutto investire nella crescita e nella protezione delle persone più giovani.

Non basta conoscere i pericoli: occorre creare condizioni favorevoli affinché ragazze e ragazzi possano sviluppare capacità critiche, relazioni positive e strumenti per affrontare le difficoltà.

Il confronto tra esperti, associazioni, rappresentanti ecclesiali e istituzioni ha evidenziato il valore di un approccio che mette al centro la persona, riconoscendo l’importanza dell’ascolto, della prevenzione e dell’accompagnamento educativo.

Il messaggio emerso dal convegno “Giocarsi la vita. Azzardo e adescamento online” è dunque un richiamo alla corresponsabilità: proteggere i giovani dalle insidie del digitale non significa allontanarli dalla tecnologia, ma aiutarli a viverla in modo libero, consapevole e responsabile.

Una sfida che riguarda l’intera comunità e che richiede un impegno quotidiano, affinché la rete possa essere sempre più uno spazio di conoscenza, incontro e crescita, e mai un luogo nel quale la fragilità dei più giovani diventi occasione di sfruttamento.

Maria Laudando

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