La Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo
Chiamata popolarmente Corpus Domini, o Corpus Domini dal latino Corpo del Signore, è una delle principali festività dell’anno liturgico della Chiesa Cattolica
La Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. Chiamata popolarmente Corpus Domini, o Corpus Domini dal latino Corpo del Signore, è una delle principali festività dell’anno liturgico della Chiesa Cattolica. Cade il giovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità (anche se in molti Paesi, tra cui l’Italia, la celebrazione esterna viene spostata alla domenica successiva).
Questa festa racchiude un significato teologico profondo e si esprime attraverso tradizioni popolari suggestive e radicate, capaci di unire fede, arte e cultura.
Il Significato Teologico
Mentre il Giovedì Santo la Chiesa fa memoria dell’Istituzione dell’Eucaristia nel contesto intimo dell’Ultima Cena e della Passione imminente, il Corpus Domini nasce per celebrare pubblicamente, con gioia e solennità, la presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia.
Il significato centrale si articola su tre pilastri. La presenza reale: si riafferma il dogma della transustanziazione, ovvero la fede nel fatto che il pane e il vino diventano realmente il Corpo e il Sangue di Cristo.
Dio in mezzo alla gente: a differenza di altre celebrazioni che avvengono esclusivamente all’interno delle chiese, il Corpus Domini porta l’Eucaristia fuori, tra le case, per le strade del mondo, a simboleggiare che Dio cammina a fianco dell’umanità nella vita di tutti i giorni.
Il Viatico e il nutrimento: l’Eucaristia viene celebrata come il cibo dell’anima, il nutrimento necessario per il viaggio terreno dell’uomo verso l’eternità.
Le origini storiche
La festa nasce nel XIII secolo grazie a due spinte fondamentali. Le visioni di Santa Giuliana di Cornillon (1246). Questa monaca agostiniana belga riferì di aver avuto una visione mistica in cui una luna piena presentava una macchia scura.
La macchia simboleggiava la mancanza, nel calendario liturgico, di una festa dedicata specificamente all’ostia consacrata. Il vescovo di Liegi istituì così la prima festa locale.
Il Miracolo Eucaristico di Bolsena (1263). Un sacerdote boemo, tormentato dal dubbio sulla reale presenza di Cristo nell’ostia, stava celebrando la messa a Bolsena (Viterbo) quando, al momento della consacrazione, dall’ostia sgorgò del sangue che macchiò il marmo dell’altare e il corporale di lino.
L’anno successivo, l’11 agosto 1264, Papa Urbano IV (che si trovava proprio a Orvieto, dove erano stati portati i lini sacri del miracolo) estese la festa a tutta la Chiesa universale con la bolla Transiturus de hoc mundo.
Le Tradizioni Più Famose
Il Corpus Domini è caratterizzato da tradizioni popolari spettacolari che trasformano l’impianto urbano di borghi e città. La processione solenne è il rito centrale. Il sacerdote cammina per le vie della città portando l’ostensorio (il prezioso arredo liturgico che racchiude l’Ostia) sotto un baldacchino.
I fedeli accompagnano il percorso intonando canti (tra cui il celebre Pange Lingua, composto da San Tommaso d’Aquino proprio per questa festività) e preghiere. Le strade vengono decorate con lenzuoli e drappi appesi ai balconi.
Le infiorate
In moltissime località italiane e internazionali, le strade destinate al passaggio della processione vengono letteralmente ricoperte da tappeti di fiori freschi, foglie e materiale organico. Veri e propri artisti della terra (“infioratori”) disegnano geometricamente o riproducono quadri sacri di straordinaria bellezza.
I luoghi simbolo in Italia. L’Infiorata di Genzano di Roma, quella di Noto in Sicilia, e quelle di Spello in Umbria, dove i vicoli del borgo diventano una galleria d’arte a cielo aperto lunga chilometri.
Gli altari rionali
Lungo il percorso della processione, i cittadini allestiscono dei piccoli altari addobbati all’aperto, arricchiti con fiori e candele. Il sacerdote si ferma presso ciascuno di essi per impartire una benedizione solenne ai quattro punti cardinali e alla comunità del quartiere.
Il Corpus Domini rappresenta, insomma, un punto d’incontro perfetto tra la teologia cattolica e l’espressione folkloristica locale, trasformando un concetto dogmatico astratto in un momento di bellezza visiva e partecipazione comunitaria.
Maria Laudando