L’appello della mamma di Riccardo Branchini a Mattarella per svuotare la diga del Furlo
A quasi 21 mesi dalla scomparsa del diciannovenne da Acqualagna, Federica Pambianchi scrive al Capo dello Stato
L’appello della mamma di Riccardo Branchini a Mattarella per svuotare la diga del Furlo. A quasi 21 mesi dalla scomparsa del diciannovenne da Acqualagna, Federica Pambianchi scrive al Capo dello Stato.
Un dolore sordo, logorante, che dura ormai da quasi ventuno mesi e che non può trovare pace nel silenzio delle istituzioni. Federica Pambianchi, la madre di Riccardo Branchini – il diciannovenne di cui si sono perse le tracce la notte del 13 ottobre 2024 ad Acqualagna (Pesaro e Urbino) –, ha deciso di tentare l’ultima, formale ed accorata carta istituzionale: scrivere direttamente al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
La richiesta della donna è una sola, netta e supportata da mesi di battaglie legali e personali: disporre l’immediato e completo svuotamento della Diga del Furlo, lo specchio d’acqua artificiale a ridosso del quale venne rinvenuta l’auto del ragazzo con all’interno tutti i suoi effetti personali (vestiti, portafoglio, chiavi e scarpe), e sul cui fondale si teme possa trovarsi il corpo.
L’ostacolo burocratico: la fauna ittica contro il diritto al lutto
Nella missiva inviata al Quirinale, Federica Pambianchi ripercorre le tappe di un’inchiesta della Procura per istigazione al suicidio ormai prossima alla chiusura, denunciando l’assurdo stallo burocratico che sta bloccando le ricerche subacquee definitive.
La Regione Marche aveva infatti predisposto un piano di svuotamento, poi congelato a causa di opposizioni di natura ecologica legate alla tutela della fauna ittica e al rischio di morìa dei pesci nell’invaso. Un paradosso intollerabile per una madre, che nella lettera descrive il reale stato di degrado dell’area:
«La valle della diga e il corso del fiume versano in uno stato di evidente degrado. Sono presenti enormi accumuli di rami e tronchi mescolati a rifiuti di ogni genere: tavoli, sedie, elettrodomestici e grandi tubazioni metalliche abbandonate dall’alluvione di Cantiano del 2022.
Faccio fatica a comprendere come si possa anteporre la tutela dei pesci allo svuotamento di un bacino che non viene ripulito a fondo dal 1981 e in cui potrebbe trovarsi mio figlio».
Il fattore tempo e il giallo del recente ritrovamento
L’appello a Mattarella è dettato soprattutto da una pressante e drammatica urgenza temporale. La decomposizione e i naturali processi biologici dei fondali rischiano, con il passare dei mesi, di cancellare per sempre i resti biologici del giovane.
Per questo la famiglia ha depositato in Regione una nuova istanza affinché i lavori di svuotamento vengano programmati e calendarizzati per il prossimo mese di settembre, periodo in cui le criticità legate alla siccità estiva saranno ormai superate.
A riaccendere i riflettori sul Furlo è stato anche un potenziale e recente sviluppo investigativo: poche settimane fa, durante una battuta di ricerca autonoma tra la vegetazione ripariale, la madre ha rinvenuto un paio di boxer compatibili con gli indumenti del figlio.
Il capo è stato sequestrato e consegnato alla magistratura, che ha già disposto i rilievi per l’estrazione e la comparazione del Dna. «Non Le chiedo un privilegio o un favore», conclude Federica Pambianchi rivolgendosi alla sensibilità del Capo dello Stato, «Le chiedo solo di aiutarmi a fare in modo che venga fatto tutto ciò che è umanamente possibile. Non posso vivere per sempre nel dubbio».