Lomazzo: arrestato il vicino di casa per l’omicidio di Giovanni Amenta
Ha dato fuoco alla porta con la benzina. Il tragico rogo divampato dopo le 3:00 di notte. I rilievi dei Carabinieri scoprono tracce di liquido infiammabile sullo zerbino
Lomazzo: arrestato il vicino di casa per l’omicidio di Giovanni Amenta. Ha dato fuoco alla porta con la benzina. Il tragico rogo divampato dopo le 3:00 di notte. I rilievi dei Carabinieri scoprono tracce di liquido infiammabile sullo zerbino.
Un drammatico fatto di cronaca scuote la provincia di Como. Un uomo di 45 anni è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario per la morte di Giovanni Amenta, il pensionato di 74 anni deceduto nel rogo della sua abitazione a Lomazzo.
Le indagini, condotte a tempo di record, hanno svelato la natura dolosa del rogo, appiccato nel cuore della notte tra mercoledì e giovedì 25 giugno 2026.
L’incendio nella notte e la scoperta del dolo
L’allarme è scattato intorno alle 3:30 di notte all’interno di una palazzina di Lomazzo. Le fiamme hanno avvolto rapidamente l’appartamento di Giovanni Amenta, non lasciando scampo al settantaquattrenne.
All’arrivo dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri, le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza della struttura hanno subito fatto emergere dettagli anomali.
L’ispezione della scientifica ha confermato l’inconfutabile matrice dolosa del disastro. Davanti alla porta d’ingresso dell’abitazione della vittima, proprio sul tappetino protettivo, sono state repertate evidenti tracce di idrocarburi e liquido accelerante, elemento che indicava come l’incendio fosse stato appiccato dall’esterno per sbarrare la via di fuga all’anziano.
La svolta nelle indagini: incastrato dalle telecamere
Il lavoro sinergico dei militari dell’Arma ha permesso di stringere il cerchio attorno al sospettato nel giro di pochissime ore. Gli inquirenti hanno passato al setaccio i filmati di videosorveglianza sia della zona residenziale sia delle attività commerciali limitrofe.
Un frame decisivo ha ripreso il vicino di casa quarantacinquenne mentre, poco prima del disastro, si trovava presso una stazione di servizio vicina intento a riempire di carburante una tanica di plastica.
L’evidenza delle prove raccolte e il pericolo di inquinamento probatorio o di fuga hanno spinto l’autorità giudiziaria a emettere un decreto di fermo d’indiziato di delitto.
L’uomo è stato prelevato e trasferito in carcere con la pesante accusa di omicidio volontario aggravato, mentre restano da chiarire i motivi del folle gesto, riconducibili con ogni probabilità a pregressi attriti di vicinato.