Palermo, notte di Ferragosto di sangue allo Zen: ucciso a colpi al volto il 45enne Vito Genovese
Tragedia nella notte di festa al quartiere Zen. La vittima è un 45enne incensurato
Palermo, notte di Ferragosto di sangue allo Zen: ucciso a colpi al volto il 45enne Vito Genovese. Tragedia nella notte di festa al quartiere Zen. La vittima è un 45enne incensurato.
Una notte di Ferragosto di sangue e violenza ha sconvolto la periferia nord di Palermo. Un uomo di 45 anni, Vito Genovese, incensurato, è stato brutalmente ucciso nella notte tra il 14 e il 15 agosto 2026 all’interno del quartiere Zen (San Filippo Neri).
Il cadavere dell’uomo è stato rinvenuto dai militari dell’Arma in via Costante Girardengo, riverso sull’asfalto in una pozza di sangue, a seguito di numerose segnalazioni giunte d’urgenza al numero unico di emergenza 112.
La dinamica dell’aggressione e le lesioni fatali
Secondo le prime ricostruzioni effettuate dagli investigatori, l’omicidio sarebbe maturato al culmine di una violenta lite o di una rissa. La vittima è stata colpita con estrema violenza al volto mediante un corpo contundente pesantissimo, che gli ha causato lesioni e traumi cranici rivelatisi fatali.
Secondo una prima ricostruzione pare che Genovese avesse sorpreso dei ladri che stavano rovistando in qualche box delle case popolari. Ne sarebbe nata una colluttazione e l’uomo sarebbe stato colpito al volto presumibilmente da un cacciavite.
All’arrivo delle gazzelle dei Carabinieri, sul posto non era presente alcuna persona: chiunque abbia assistito o partecipato alla lite si è dato a una rapida fuga prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.
L’oggetto utilizzato per compiere il delitto non è stato ancora rinvenuto ed è attivamente ricercato nelle vie limitrofe e nei cassonetti della zona.
Caccia al responsabile ed indagini a 360 gradi
Sul luogo del delitto sono intervenuti i Carabinieri del Nucleo Investigativo, il medico legale per la prima ispezione cadaverica e gli specialisti delle SIS (Sezione Investigazioni Scientifiche) per i rilievi sulle tracce biologiche e reperti.
Diverse persone, tra cui familiari, conoscenti ed abitanti del quartiere, sono state condotte in caserma per essere ascoltate come testimoni per ricostruire le ultime ore di vita di Genovese ed i motivi dell’aggressione.
Gli inquirenti stanno alacremente al vaglio i filmati dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati installati nelle vie d’accesso al quartiere per individuare le fasi della lite e la fuga dei responsabili.