Pamela Genini, nuovo giallo dopo il femminicidio
Manomessi i sigilli della casa, trovati guanti e contenitori vuoti. Non c'è pace per Pamela Genini
Pamela Genini, nuovo giallo dopo il femminicidio: manomessi i sigilli della casa, trovati guanti e contenitori vuoti. Non c’è pace per Pamela Genini.
Durante la riconsegna degli effetti personali alla famiglia sarebbe emersa una nuova anomalia nell’abitazione di Milano: qualcuno potrebbe essere entrato dopo il delitto. Intanto resta senza nome il DNA trovato sul nastro adesivo della bara profanata.
Un altro inquietante capitolo si aggiunge alla vicenda di Pamela Genini. A oltre un anno dal femminicidio della giovane, uccisa il 14 ottobre 2025 nell’appartamento di via Iglesias, emergono nuovi elementi che riaccendono gli interrogativi su quanto accaduto dopo la sua morte.
L’ultimo episodio riguarda proprio la casa in cui Pamela ha perso la vita. Secondo quanto a conoscenza, mercoledì 28 ottobre, durante le operazioni per la riconsegna degli effetti personali alla famiglia, gli agenti avrebbero riscontrato una situazione anomala: i sigilli apposti dopo il delitto sarebbero risultati manomessi.
Ma non sarebbe l’unico particolare inquietante. All’interno dell’abitazione sarebbero stati trovati anche alcuni guanti in lattice, non appartenenti alle dotazioni delle forze dell’ordine, mentre scatole e contenitori destinati a custodire gioielli sarebbero stati rinvenuti vuoti e sparsi.
Passibile intrusione
Un dettaglio che avrebbe fatto ipotizzare una possibile intrusione. Sulla porta, infatti, non sarebbero stati rilevati segni di effrazione, circostanza che alimenta l’interrogativo sulle modalità con cui qualcuno potrebbe essere entrato nell’appartamento.
La consegna degli effetti personali sarebbe stata quindi interrotta. L’abitazione è stata nuovamente chiusa e sigillata, mentre sono stati avviati ulteriori accertamenti da parte della Scientifica.
Al momento non è stata identificata alcuna persona responsabile dell’eventuale ingresso. E mentre si cerca di fare chiarezza sull’abitazione milanese, resta aperto un altro capitolo ancora più sconvolgente: la profanazione della tomba di Pamela, scoperta nel marzo scorso al cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo.
La testa della giovane asportata dal corpo non è stata ritrovata
Gli investigatori stanno analizzando diversi reperti, tra cui un frammento di nastro adesivo utilizzato per richiudere il feretro. Proprio su quel materiale sarebbe stata individuata una traccia biologica mista, riconducibile a un soggetto di sesso maschile, ma ancora priva di un’identificazione certa.
Nell’inchiesta sulla profanazione risulta indagato Francesco Dolci, conoscente della ragazza, che ha sempre respinto ogni coinvolgimento. L’uomo non ha accettato di sottoporsi al prelievo del DNA.
Un elemento che, da solo, non costituisce una prova di responsabilità. Gli accertamenti medico-legali e scientifici dovranno contribuire a ricostruire le modalità dell’asportazione della testa e a chiarire chi abbia violato la sepoltura.
Sul fronte del femminicidio, prosegue davanti alla Corte d’Assise di Milano il processo a carico di Gianluca Soncin, imputato per l’omicidio di Pamela. Il 5 ottobre scorso l’uomo ha pronunciato per la prima volta alcune dichiarazioni spontanee in aula, rivolgendo delle scuse alla famiglia della giovane.
«Comprendo il peso delle mie azioni», avrebbe dichiarato, aggiungendo di voler assumersi le conseguenze del dolore provocato.
Parole che non hanno trovato accoglienza da parte dei familiari.
La madre Una Smirnova ha respinto le scuse, definendole «parole di plastica», mentre anche la sorella Veronica ha ribadito la propria contrarietà a qualsiasi concessione di pena.
Soncin è accusato di omicidio volontario pluriaggravato. La ricostruzione dell’accusa parla di 76 coltellate e di un delitto maturato dopo la decisione di Pamela di interrompere la relazione.
Il dolore della famiglia si intreccia con quello di un’intera comunità. Il 27 ottobre, a Strozza, si è svolta una fiaccolata per ricordare Pamela e chiedere verità anche sulla profanazione della sua tomba.
Un momento di raccoglimento accompagnato da un messaggio chiaro: basta spettacolarizzazione, servono risposte e giustizia.
Oggi, però, le domande restano ancora numerose.
Chi è entrato nell’abitazione dopo il femminicidio, se l’intrusione sarà confermata? A chi appartiene il DNA trovato sul nastro adesivo? E dove si trova la testa di Pamela?
Sono due indagini distinte, quella per il femminicidio e quella per la profanazione della sepoltura, che continuano a procedere su binari separati. Per Pamela, intanto, la ricerca della verità non si è ancora conclusa.
Vanessa Miceli